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lunedì 12 novembre 2007

Recensione: Il Padrino - Parte Terza


Titolo originale: The Godfather Part III
Genere: thriller drammatico


Regista: Francis Ford Coppola


Stati Uniti 1990



Michael Corleone, anziano e malato, tenta di costruirsi un’immagine pulita ed è deciso a dare una svolta alla propria vita voltando le spalle al crimine.
Tuttavia l’ultimo affare, che coinvolge la Chiesa e la Politica, lo porterà ad scontrarsi con nuovi nemici.
Dovrà affrontarli con l’appoggio di poche persone fidate, l'ex moglie Kay, i due figli, la sorella Connie e il figlio di Santino, Vincent.






"Adesso che credevo di esserne uscito, mi trascinano di nuovo dentro"

"Amicizia e denaro sono come acqua e olio"

"
Io... ho tradito mia moglie... ho tradito me stesso... ho ucciso uomini... e di altri ne ho ordinato la morte... ho ucciso... ho ordinato di uccidere mio fratello... mi aveva fatto uno sgarbo... mo ucciso la carne di mia madre... ho ucciso la carne di mia madre..."

"La politica e i criminali sono la stessa cosa"

"Non devi mai odiare il tuo nemico! Ti offusca il cervello"

"Quando il nemico attacca, colpisce quelli che ami"


Michael Corleone



Si conclude con questo capitolo la leggendaria saga iniziata da Francis Ford Coppola (ispirata ai libri di Mario Puzo), incentrata sulla vita di tre generazioni di una famiglia mafiosa italoamericana.


Qui ritroviamo Michael Corleone, in una scena iniziale a dir poco spiazzante: non abbiamo a che fare con lo spietato e cinico boss conosciuto nel secondo capitolo della saga, ma è oramai un uomo che si avvicina alla vecchiaia, tormentato dai rimorsi.
E’ quasi considerato un benefattore, ma lui sa cosa si cela dietro la sua maschera di uomo generoso.


Ora però ha un valido motivo per abbandonare l’attività criminale, anzi due: i figli, Mary ed Anthony Vito.
La ragazza è presidente della fondazione benefica da lui sovvenzionata, ed è all’oscuro dei traffici illeciti del genitore; Anthony Vito invece è a conoscenza delle malefatte del papà, e non vuole assolutamente seguirne le orme: il suo sogno è fare il musicista.


Capiamo subito che Michael è più “morbido” e meno inflessibile: su suggerimento dell’ex moglie, Kay, lascia il figlio libero di scegliere la sua strada (musicista).


Il boss deve incominciare a pensare alla successione dell’impero, e decide di farsi affiancare dal figliastro di suo fratello Sonny, Vincent.
Il ragazzo è sveglio, ma è troppo impulsivo, proprio come il padre, e per Michael sarà un’impresa dura “educarlo” e tenerlo a bada in un mondo difficile.


Vincent si innamorerà di Mary, la figlia di Michael, ma l'anziano boss farà di tutto per proteggere la figlia: "Rinuncia a mia figlia; è il prezzo che paghi per la vita che hai scelto" dirà a Vincent.


Nel frattempo due grossi grattacapi metteranno a dura prova la salute di Michael: l’affare stipulato con la Chiesa e l’ambizione del boss emergente, Joey Zasa.
Ma Joey Zasa non è che il burattino di qualche oscuro manovratore: dopo la sua uccisione, per mano di Vincent, Michael presto si accorgerà di essere solo e di poter contare esclusivamente sul supporto delle persone che più ama, come la sorella Connie (che in questo film ha finalmente messo la testa a posto) ed il nipote.


Il film ruota intorno alla figura di Michael, un criminale della peggiore specie che con l’avanzare degli anni avverte il bisogno di purificare la sua anima, ma è un’impresa davvero difficile: avrà occasione di confessare, per la prima volta dopo decine di anni, tutti i suoi peccati; un attimo dopo tornerà però a mentire alla sorella (riguardo l’omicidio del fratello Fredo).
E’ un uomo perduto, anzi no: il sentimento per l’ex moglie Kay è ancora vivo e forte, il suo cuore prova ancora sentimenti, e tenterà disperatamente di riconquistarla, chiedendole il perdono.


Non dimentichiamo che è anche un uomo vecchio e malato, e gestire un’organizzazione criminale non è cosa da poco.
Ci accorgiamo presto che per lui uscire dal giro non sarà cosa facile, anche perché l’ultimo affare coinvolge alte istituzioni del Vaticano e della politica italiana.
E qui il quadro è desolante: uomini drogati dall’avidità, che abusano del loro potere, alle spalle dell’ignara popolazione.


Non serve essere uno storico per intuire il riferimento alla sporca vicenda del Banco Ambrosiano, tutt’oggi un mistero irrisolto: il “Banchiere di Dio” Roberto Calvi, l’arcivescovo Marcinkus, la P2 di Licio Gelli e forse Giulio Andreotti (sua la frase “il potere logora chi non ce l’ha”), la morte misteriosa (forse voluta?) del Papa Giovanni Paolo I costituiscono uno sfondo che dà credibilità, (anche se tutto rimane ancora oggi un mistero) al film.


I vari nodi verranno al pettine nel finale a dir poco spettacolare: mentre Michael assiste alla prima teatrale dello spettacolo del figlio, gli emissari di Vincent (oramai nuovo boss) mettono in atto una spietata vendetta nei confronti dei loschi personaggi.
Sarà un bagno di sangue.


E Michael? Sopravviverà, arriverà alla vecchiaia, ma con un dolore enorme che lo affliggerà sino agli ultimi giorni. Nel teatro c’è un infallibile cecchino deciso a farlo fuori, ma diversi contrattempi gli impediranno di portare subito a termine il suo compito: tenterà di uccidere all’uscita dal teatro, ma sbaglierà colpo… e una persona molto cara a Michael morirà. Per lui, quindi, il ritorno alla “normalità” sarà impossibile. Oramai è perduto. Non gli resta che attendere la morte. Chissà, nella morte forse troverà la pace che andava cercando.


Cosa dire di questo film… alcune opinioni sulla rete lo indicavano come il più debole dei tre… io non sono per niente d’accordo.
E’ più riflessivo, quindi un poco differente dai due precedenti: i temi principali sono il pentimento e il rimorso che Michael avverte con il passare degli anni. Troppi sono gli scheletri nell’armadio. Non è il boss spietato e sicuro di sé che abbiamo ammirato nei primi due capitoli.


Per quanto riguarda il cast, non mi soffermerei troppo sulla prova di Al Pacino, rischierei di essere banale. Brave le due “veterane” Diane Keaton e Talia Shire.
Due parole le meritano alcuni personaggi, le "new-entry" della serie.
Don Altobello, l’anziano confidente di Michael, è interpretato da Eli Wallach, il brutto ne Il Buono, il Brutto e il Cattivo di Sergio Leone. Ho già detto tutto. Non servono presentazioni.


Tra gli attori "emergenti" segnalo Andy Garcia, nel ruolo di Vincent, e Sofia Coppola, la figlia del regista, nei panni di Mary.
Garcia è bravo, senza ombra di dubbio. Forse nella parte finale scimmiotta un po’ Al Pacino, ma la sua prova è convincente.
Ho letto diverse critiche sull’interpretazione della Coppola. Non so cosa dire. Posso però affermare che ha l’aria della ragazza ingenua, capricciosa e umorale, proprio come per il personaggio che interpreta.

Validi anche gli attori “secondari”.
Il cast è senza ombra di dubbio all’altezza della situazione.
Forse qualcuno può storcere il naso nel leggere nomi di attori giovani, ma quello che ha fatto Coppola nei lavori precedenti (cast all-stars) è probabilmente irripetibile (Brando, DeNiro, Duvall, Caan...).


Forse qualcosa nella prima parte non convince… ma è una sensazione che scompare subito.
Ok, la scena del grattacielo con l’attentato dall’elicottero è poco credibile… ma per favore chiudiamo un occhio.


Si è rapiti dalla figura di Michael e, per la prima volta, si è portato a provare compassione ed affetto nei suoi confronti, parteggiando per lui.
La parte finale, poi, è imponente: non si può rimanere indifferenti di fronte al genio di Coppola.


La saga del Padrino ha avuto con questo bellissimo terzo capitolo (e vi ho motivato perché lo giudico tale) la degna conclusione.


Chapeau.



Voto finale: 10 e lode a tutta la saga



Scheda dell'IMDb


venerdì 9 novembre 2007

Recensione: Masters of Horror - Incident on and Off a Mountain Road (Don Coscarelli)


Genere: horror
(medio splatter)

Regista: Don Coscarelli

Stati Uniti 2005


Ellen sta viaggiando nella notte, assorta nei suoi pensieri, quando si scontra con una macchina. Ma i guai sono appena iniziati: dal bosco sopraggiunge un energumeno mostruoso che si rivelerà essere un serial killer abominevole.
Ellen dovrà lottare per la sopravvivenza.





Sarò chiaro subito: questo episodio mi ha entusiasmato non poco.

Come abitudine mi confronto con le opinioni sulla rete: ho notato un po' di freddezza attorno a questo film, un po' la capisco, ma non sono per niente d'accordo.
Vedrò quindi di motivare adeguatamente il mio entusiasmo per quest'opera.

Veniamo quindi subito al punto un po' più debole dell'episodio.
L'inizio.
Niente di nuovo. Ma questo (secondo me) non è un grosso problema.

Viaggio in auto. Strade infinite, decine e decine di KM in mezzo al niente.
Classico incidente. Arriva il mostro.
La nostra protagonista fugge nel bosco e dimostra di essere anni luce distante dalle decine, centinaia e migliaia di donne vittime di maniaci viste nei film horror.
Con quel poco che ha a disposizione, riesce a ferire più volte il mostro. Questa sì che si può chiamare lotta per la sopravvivenza... le tecniche insegnate dal marito portano i loro frutti.

Già perché la nostra amica è sposata, e durante il viaggio (e per tutto l'arco dell'episodio) assistiamo a flashback della sua vita sentimentale.
Il marito è un energumeno, all'apparenza un uomo normale, forse un po' troppo stressato per la frenesia della vita moderna e un po' troppo preoccupato dai lati negativi della società, manie che si ingigantiranno negli anni, minando seriamente il loro matrimonio.
Lui, da buon soldato, le insegna tecniche di sopravvivenza, ma esagera e perde sempre di più contatto con la realtà...

Passata la prima parte, non del tutto credibile, arriva lo spettacolo.

La nostra sviene, e si ritrova imprigionata nella casa del mostro.
Il nostro deforme amico ha la simpatica abitudine di cavare gli occhi alle vittime (bel momento splatter) perché gli occhi, come dice un vecchio anch'egli imprigionato nella baita, "vedono tutti i peccati".
Poi crocifigge i cadaveri e li appende attorno alla casa... davvero un posto accogliente, come avrete capito.

La nostra protagonista riuscirà a liberarsi, affronterà il mostro e... qui viene il bello, ma non posso dirvi molto di più.

Proprio il finale secondo me è la parte forte dell'episodio, e copre e lava via i peccatucci dei primi venti minuti.
I flashbacks con il marito, all'apparenza un po' insensati ed inutili, troveranno così la dovuta spiegazione.

Quello che questo film ci insegna è che le persone possono essere molto diverse da come appaiono, che nella vita non si finisce mai di imparare e che un evento improvviso e scioccante può cambiare per sempre l'esistenza e la personalità di una persona.
Se dovessi fare un paragone, posso dirvi che la "metamorfosi" della nostra Ellen mi ricorda un po' quella della protagonista di The Descent...

Due parole anche sugli attori.
Il mostro è abbastanza inquietante, una figura imponente.
Bravo anche il marito, nei panni dell'energumeno invasato.
Ma la scena è dominata dalla splendida protagonista, bella e brava (cosa chiedere di più?). Una prova notevole.
E lasciatemi tributare i dovuti omaggi al grande vecchio Angus Scrimm, nella parte del folle anziano che Ellen incontra nella baita.

A molti questo nome non dirà niente.
Se volete sapere qualcosa di più vi posso suggerire di dare un'occhiata alla serie Fantasmi (qui ho recensito il secondo episodio), creata proprio dal regista di questo episodio.
La figura del Tall Man meriterebbe più celebrità tra gli appassionati dell'horror.

In conclusione lo definirei un mediometraggio validissimo: se i primi minuti non vi convincono, chiudete un occhio e dategli comunque un'occasione...

Mi sembra doveroso aggiungere che l'idea alla base del film è frutto del lavoro del celebre scrittore Joe Lansdale, molto venerato dagli appassionati dell'horror "cartaceo".



Voto Finale: 9


Masters of Horror: il sito ufficiale della serie

Scheda dell'IMDb

giovedì 8 novembre 2007

Recensione: Masters of Horror - Haeckel's Tale (John McNaughton)


Genere: horror
(medio splatter)

Regista: John McNaughton

Stati Uniti 2006


Haeckel è un giovane e ambizioso studente il cui obiettivo é poter ridare la vita ai morti.
I suoi esperimenti si riveleranno fallimentari, ma sulla sua strada incontrerà un negromante, Montesquino: troverà quello che desiderava, ma per lui sarà solo un incubo...





John McNaughton è un valido regista.
E' entrato nell'immaginario collettivo degli appassionati dell'horror grazie ad un film molto crudo, Henry - Pioggia di sangue.

Quel film lasciava il segno perché, pur senza grandi scene splatter, riusciva a ricreare l'atmosfera malsana e maledetta che avvolgeva il serial killer Henry (ispirato a Henry Lee Lucas, serial killer realmente esistito) e il suo compagno di scorribande Otis: indimenticabile il finale, con il protagonista che scende da una macchina e scarica una valigia... chi l'ha visto penso sarà d'accordo con me.

Poi avevo visto un film molto curioso, Il cacciatore di teste (titolo originale The Borrower), la storia di un alieno giunto sulla terra che per sopravvivere aveva bisogno di procurarsi teste umane: era un tipico splatter-movie, decapitazioni a go go, bagno di sangue però alleggerito da black humour.
Un film poco pubblicizzato, ma se vi piacciono Bad Taste e Splatters vi consiglio di recuperarlo. Gore e risate garantiti.

Questo episodio ricorda molto il Frankenstein di Kenneth Branagh.
Ed è una somiglianza a mio avviso positiva. Ambientazione, vestiti, linguaggio. Tutto bello.
Un po' lento, ma piacevole.

Un giovane vedovo si reca da un'anziana negromante: il suo desiderio, ovvio, è abbracciare nuovamente la sua amata.
E' disposto a tutto. L'anziana però lo mette in guardia:
ci possono essere "controindicazioni".
Decide così di raccontargli la storia del giovane Haeckel.

La figura di Haeckel è affascinante: il giovane è ambizioso, presuntuoso, ma alla fine dentro di lui si insinua il dubbio che il suo sogno rimanga tale.
Fino a quando conosce il negromante Montesquino.

Haeckel è molto curioso (e dubbioso), il negromante avverte la diffidenza del giovane, tra i due nasce una discussione, il vecchio manda il giovane a quel paese (va più o meno così). Ma le loro strade si incroceranno di nuovo...

Mentre Haeckel si incammina per andare a salutare un'ultima volta il papà morente incontra un uomo, un umile contadino. Questi lo ospita a casa sua (perché, dice, "riposare vicino al cimitero è molto pericoloso"), dove abita con la moglie, una splendida ragazza molto affascinante e molto giovane (troppo per l'umile fattore).

Haeckel è insospettito dal comportamento della ragazza, e quando questa esce di casa per recarsi al cimitero e si odono urla in lontananza, il nostro giovane studente decide di soccorrerla, ma...

Non mi sento di dirvi altro.

Vi dico però che gli ultimi minuti rischiano seriamente (io sono rimasto spiazzato, come così altri spettatori che hanno - secondo me esagerando un pò - sparato a zero sull'episodio) di lasciarvi a bocca aperta, e non sarà certo una sorpresa positiva.
La vena tragica dell'episodio va a farsi benedire, per lasciare spazio ad un humour che più grottesco non si può. E questo fa cadere l'episodio... nel TRASH puro.
Almeno questa è la mia impressione.

Se per 40 minuti la situazione regge, ben diretta dalla mano salda del regista, nei minuti finali... cosa dire, guardare per credere.

Peccato, perché con un finale magari più mesto e meno "brillante" (voglio definirlo così, per rispetto del regista che ammiro, ma avrei potuto usare migliaia di aggettivi spregiativi) avremmo potuto annoverare l'episodio tra i migliori della serie.

E la "storia nella storia" si conclude con un finale prevedibile e comico.

Lasciatemelo dire: porca vacca, che occasione sprecata.


Voto Finale: 5


Scheda dell'IMDb

martedì 6 novembre 2007

Recensione: Masters of Horror - Dreams in the Witch-House (Stuart Gordon)


Genere: horror
(poco splatter)

Regista: Stuart Gordon

Stati Uniti 2005


Gilman, uno studente universitario, trova alloggio in una infima pensione.
Un vicino lo avverte della presenza di una strega.
Il giovane non gli crede. E fa male.
Ciò che si cela dietro a quelle mura sconvolgerà per sempre la sua esistenza.





Il bravo Stuart Gordon trae nuovamente ispirazione da H.P. Lovecraft (come per Re-Animator e Dagon) raccontando la storia di uno studente universitario (bell'interpretazione di Ezra Godden, protagonista anche di Dagon) alle prese con una strega e un... ratto con la faccia da uomo, emissario della vecchia megera.

Ad essere sincero quando ho letto la trama pensavo pessimisticamente a qualcosa di grottesco invece, fortunatamente, sono rimasto a bocca aperta di fronte ad un lavoro decisamente superiore alla media.

Se per gli altri episodi avevo lamentato il limite (non da poco) della durata di un'ora, con alcune lacune che lasciavano lo spettatore con qualche dubbio, in questo lavoro i 60 minuti sono perfettamente funzionali ad una trama scarna (ma non per questo banale).

Stuart Gordon elabora abilmente una storia semplice, sfruttando le buone interpretazioni degli attori protagonisti e l'aura lugubre che avvolge la decrepita casa dentro la quale prendono vita gli incubi del nostro sfortunato protagonista.

Questo episodio non è un horror politico (come ad esempio Homecoming) o "ecologista" (come Deer Woman), non é nemmeno satira. E' un filmetto che attinge dall'orrore puro, come il bellissimo Cigarette burns, e a mio avviso ci riesce pienamente.

Il pessimismo che avvolge l'intera narrazione è il punto di forza dell'episodio: nonostante proviamo simpatia per lo sfigato studente capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato, siamo consapevoli che probabilmente sarà difficile per lui uscire da questo guaio...

Gordon è bravo nel gestire i momenti più oscuri, ovvero le visioni del protagonista, alternandoli a brevi momenti di "relax".

Un altro merito del regista è sviluppare un finale cupo e drammatico che lascia il segno: il marchio del Solitario di Providence è più che evidente.

Difetti? Neanche l'ombra... battute a parte, sono rimasto sbalordito di fronte alla perfezione di questo episodio; solo per un momento il mio stupore ha vacillato, quando il nostro studente ha affrontato la strega: temevo che il duello alla Kill Bill terminasse con un "e vissero tutti felici e contenti..." ma così per fortuna non è stato.

Terminata la (splendida a dir poco) oretta passata davanti al teleschermo, lo spettatore non superficiale non può negare di essersi trovato di fronte ad un buon (ottimo secondo me) racconto dell'orrore, una storia semplice semplice ma ricca di suggestione e terrore, pessimistica all'inverosimile, triste, malinconica, drammatica: un cast all'altezza, un'ambientazione inquietante e suggestiva, poco splatter ma dosato bene, visioni inquietanti, tutto magistralmente diretto da un grande regista.

Scusate se è poco.


Voto Finale: 10


Scheda dell'IMDb


lunedì 5 novembre 2007

Sondaggio: chi sarà il regista horror del futuro?


Io ci provo…


In questi ultimi anni abbiamo assistito alla rinascita del genere horror, con l’emergere di registi dannatamente talentuosi. Ancora un poco acerbi, in alcuni casi, ma comunque promettenti.


Ho deciso di aprire un sondaggio, il mio primo sondaggio, chiedendo chi, secondo voi, è il regista che ci regalerà più soddisfazioni in futuro.


La rosa è ampia, spero di non essermi dimenticato nessuno; gradirei rispondeste con 5 nomi, in ordine di preferenza.
Gradirei pure una motivazione, lasciate un commento se vi va, anche di poche righe.
E’ tutto gratuito, non è necessaria alcuna iscrizione.


Se non conoscete i film aiutatevi con le mie recensioni, ci sono quasi tutte (le evidenzio in blu).


A fine anno eleggeremo il regista horror del futuro.


Grazie.



Ecco i magnifici 13



Alexandre Aja (Francia, classe 1978)


Il suo esordio è il feroce Alta Tensione.
Conferma le sue qualità con il remake de Le colline hanno gli occhi, a quanto pare più divertente dell’originale (e più splatter!)



Darren Lynn Bousman (Stati Uniti, 1979)


Riceve il testimone in cabina di regia da James Wan e dirige Saw 2, Saw 3 e (prossimamente nelle sale) Saw 4.
In
quanto a splatter non teme nessuno.



Scott Derrickson (boh, penso Stati Uniti…)


Dirige uno dei tanti sequels della saga di Hellraiser, Hellraiser 5: Inferno.
Poi ci regala un horror in grado di tenere testa al capolavoro L’Esorcista: The Exorcism of Emily Rose.



James Gunn (Stati Uniti, 1970)


Omaggia l’intera cinematografia horror con Slither.
E' simpatico, un tipo matto da legare (vedi extra DVD), un particolare mica da poco. Ci regalerà soddisfazioni.



Neill Marshall (Gran Bretagna, 1970)


Il suo esordio è il divertente (parere degli addetti ai settori) Dog Soldiers.
Il suo secondo film è già cult: The Descent.



Greg McLean (Australia)


Con l’ausilio di una fotografia splendida, ci regala un horror suggestivo ambientato nella terra dei canguri.
Poco splatter, ma tanta cattiveria.
Trattasi di Wolf Creek.



Marcus Nispel (Germania, 1964)


Rispolvera il cult di Tobe Hooper Non aprite quella porta: il risultato è un film piacevole, sufficientemente splatter, piuttosto cattivello, Leatherface protagonista indiscusso con il suo giocattolo preferito, la motosega.



Eli Roth (Stati Uniti, 1972)


Ecco a voi l’esponente del genere porno-horror.
Esordisce con Cabin Fever, ma raggiunge la ribalta con i discussi Hostel e Hostel: Part 2.
Strapubblicizzati (e sopravvalutati). Ma la stoffa c’è.



Rob Schmidt (Stati Uniti, 1965)


Quando un tranquillo weekend nel bosco si trasforma in un bagno di sangue: ecco a voi Wrong Turn.



Cristopher Smith (Gran Bretagna, )


Ci regala un suggestivo incubo metropolitano con il suo Creep – Il chirurgo.
La sua ultima fatica, Severance, ha riscosso opinioni positive sia tra glia addetti ai lavori sia tra il pubblico.



Zack Snyder (Stati Uniti, 1966)


Decide come esordio di omaggiare il cult di Romero L’alba dei morti viventi, attualizzandolo ai giorni nostri: i risultato è positivo.
Poi ci regala il kolossal sulla battaglia delle Termopili (c’entra poco o niente con l’horror, ma permettetemi di citare uno dei film preferiti in assoluto): 300.


James Wan (Malesia, 1977)


Con il thriller-horror d’esordio sconvolge le platee di tutto il mondo: i sadici giochi di Saw – L’enigmista sono oramai leggenda.
Ora tenta di spaventarci nuovamente con una classica ghost-story, Dead Silence.



Rob Zombie (Stati Uniti, 1965)


Il primo film, La Casa dei 1000 Corpi, è molto splatter e visivamente ipnotizzante. Ma sa un po’ di dejà-vu.
Con il secondo pare abbai giù raggiunto la maturità artistica: La Casa del Diavolo è un horror-western-ontheroad epico.
Suo anche il remake del cult Halloween di Carpenter.



Votate, gente. Votate.



PS: mi sono accorto di non avere inserito nessun regista italiano... mi dispiace un sacco.
Ho sentito parlare bene di Zuccon, Puglielli e Infascelli, ma sinceramente li conosco poco. Non me ne vogliano i loro fans.
Vedrò di colmare questa lacuna in futuro.

sabato 3 novembre 2007

Siti snuff: cosa ne pensate?


Attenzione: alcuni dei contenuti
di questa pagina potrebbero disturbare
la sensibilità di chi legge.



(Se non arriverete alla fine del post vi capisco, questo argomento mette una certa tristezza… ma non riesco a stare zitto di fronte a cotanto scempio)



Miei cari lettori, questa volta non è di cinema che voglio parlarvi, bensì chiacchierare su un fenomeno del quale ignoravo l’esistenza. O semplicemente avevo fatto finta di niente.


Una certa attinenza con l’horror in fondo c’è.


Sarò più preciso.


Per puro caso mi è capitato di conoscere un sito (dovrei dire diversi, uno peggio dell’altro) nel quale vengono mostrate immagini estreme, come corpi umani straziati dopo incidenti mortali, attentati, malattie, e così via.
Il corpo umano è messo a nudo nella sua deperibilità, e le foto in questione non tralasciano alcun macabro particolare.


E purtroppo, salvo rari casi, non si tratta di fake o fotomontaggi.


Premetto che io NON ho visitato su questi siti, e penso che non li visiterò mai. Sono incuriosito, lo ammetto, spero di non cedere alla tentazione.
E, per correttezza nei confronti di chi legge, soprattutto dei visitatori poco responsabili che potrebbero andare incontro a sorprese scioccanti, non farò neppure nessun nome.
Lascio a voi l’ingrato compito (ne vale la pena?) di trovare i link a questi siti. Non mi va affatto di pubblicizzarli.


Ho cercato subito dibattiti di utenti su vari forum, curioso come sono di conoscere l’opinione di ragazzi e ragazze come me su questi siti.


Le opinioni sono molto discordanti.


La corrente di pensiero più condivisa ed urlata a squarciagola dagli utenti è “questa è roba per malati, qualcuno dovrebbe prendere provvedimenti per chiudere questi siti”. Non sono del tutto d’accordo con loro.
Sì, questi siti non vanno certo elogiati, ma non penso che solo i malati mentali siano tra gli assidui frequentatori.


Alcuni dicono però che questi siti hanno anche uno scopo “educativo”: mostrare ai giovani come si esce ridotti da un incidente stradale, oppure ai fumatori accaniti come si riducono i polmoni, potrebbe far riflettere e portare a comportamenti più consapevoli. In fondo c’è anche un po’ di verità in queste affermazioni, come dargli torto.


Qualcuno dice di avere visitato questi siti per mettere a prova il limite di sopportazione. Posso anche capirli.


Poi ci sono quelli che dicono di divertirsi di fronte a quelle immagini. Bah, voglio pensare che dicano così per sembrare fighi. In realtà mi sembrano davvero stupidi.


Pensandoci bene, questi siti non mi sono nuovi. Ne avevo sentito parlare qualche anno fa, ma ne avevo ignorato l’esistenza.
Mi ricordo che in un sito estraneo a queste tematiche (un forum sui Linkin Park, nel quale però c’era anche spazio per dibattiti su vari argomenti) qualcuno, con l’intento di indurre a riflettere sull’antipatico fenomeno delle pellicce, aveva mostrato immagini di torture agli animali. Immagini davvero forti. Poi qualcun altro, parlando del nucleare e dei suoi pericoli, aveva allegato ad un post l’immagine di un bambino di Chernobyl. Data la connessione lenta ero riuscito a fermarmi prima che fosse caricata tutta l’immagine, per fortuna.
Ma quel poco che avevo visto mi aveva fatto passare una brutta notte.


La domanda che mi pongo è: a cosa servono questi siti?


Cari lettori, non c’è bisogno di un’immagine (magari pure ritoccata ad arte) per capire che la guerra è brutta, che farsi saltare in aria è più pericoloso che giocare con i petardi, che buttarsi sotto un treno ha gravi controindicazioni per il nostro corpo… ci metto un poco d’ironia, perché il quadro secondo me è proprio desolante.


Quelli che difendono questi siti definendoli come sana fonte di informazione mi sembrano ipocriti.


Allora qual è il loro scopo? C’è forse affinità tra questi siti e la morbosità con la quale la gente comune affronta gli omicidi di Garlasco, Cogne, ecc.? Secondo me si tratta in entrambi i casi di una curiosità un po’ perversa e malata, ma credo che le persone si appassionino a questi casi per riempire magari i vuoti della loro giornata, per discuterne, in fondo perché siamo bombardati da TG che ci propinano di notizie tendenziose e particolari morbosi creati ad hoc per darli in pasto al pubblico.


Quello che differenzia queste due tipologie di curiosità è che questi siti non ti vengono a cercare, è necessario accendere il PC, connettersi a Internet e digitare nel browser l’url del sito. Ascoltare il TG invece è tradizione quotidiana. Quindi non ci sono scuse, uno va su questi siti perché vuole andarci, non per caso.
Ho però anche letto di qualche coglione che per scherzo diffonde i link, spacciandoli per siti di umorismo, così che anche qualche adolescente può accedere e, in mancanza di uno stomaco fortissimo, potrebbe rimanerne segnato. Non per sempre, ok, però sono immagini che non si levano tanto facilmente dalla mente.


Ho letto anche molti articoli interessanti sulla rete. E’ un fenomeno che c’è sempre stato, e forse in questi anni, inevitabilmente, si è accentuato.
Il web è una fonte illimitata di informazioni. Quindi gli appassionati dell’estremo ci sguazzano alla perfezione.


Ritornando al cinema, mi ricordo di aver letto che negli anni ‘60/‘70/’80 alcuni autori italiani (Jacopetti, Prosperi) avevano ideato una serie di film-documentari dove venivano mostrate immagini di morte, torture agli animali, bizzarre pratiche sessuali: sto parlando dei mondo movies. Qualche anno fa avevo visto Mondo Cane, non mi ricordo quale episodio (la saga vanta diversi episodi): paura zero, qualche immagine mi aveva schifato, soprattutto le scene di violenza sugli animali.
Un’accozzaglia di filmati (molti creati ad arte, quindi finti), commentati da una fastidiosissima e idiota voce fuori campo, per un’ora e mezzo di noia e schifo.


Ma voglio darvi alcuni dati, che ho trovato su un’interessante articolo su questo fenomeno. Sempre nello stesso periodo era uscita un’altra serie di film, Faces of Death, però questa volta le immagini mostrate erano vere (forse... il dubbio persiste). Il costo della serie ammontava a 800 dollari, il guadagno complessivo fu 35 milioni. Non c’è bisogno di commentare.


Film piuttosto cattivelli come Alta Tensione, Hostel, La Casa del Diavolo, Saw, Ultimo Mondo Cannibale mi appaiono bambinate di fronte a cotanta efferatezza.


La morte attira, non c’è dubbio.
Io però ho deciso di fermarmi, di porre un limite. Un conto è un film, violento e malato quanto volete, ma finto. Un'altra cosa è la realtà. Quella persona straziata sullo schermo che oramai di umano non ha più niente potrebbe essere il vicino di casa, un parente, un amico, nel caso peggiore… (in questo momento le mie mani non sono sulla tastiera… una toccatina è d’obbligo, non vi pare?).


Nelle mie recensioni ho parlato più volte di cinema underground, film dove vengono mostrate scene di una violenza malata, sadica, inaudita, disumana: si tratta però di film, quindi di pura finzione.
Vi ho anche detto che rigetto questi film, ma so che se mi capitasse l’occasione… (questo lo ribadisco anche in altre recensioni successive, scusatemi se sono ripetitivo). Mi sono imposto un limite, potrei anche valicarlo per un film, ma penso che di fronte a questi siti la mia coscienza imponga un severo altolà.


Se questi siti esistono qualcuno pur li guarderà. Non mi servono cinque anni di studi economici per capire che l’offerta è la risposta alla domanda.


Quello che mi fa incazzare non sono tanto quelli che visitano questi siti (anche se non condivido), ma quelli che gestiscono il sito: nessuno mi venga a dire che lo fanno per “utilità pubblica”, no, non ci credo assolutamente, il loro unico scopo è il guadagno, il farsi pubblicità, l’autocompiacimento di essere tra i siti più seguiti della rete. Infatti hanno più visite giornaliere che i principali siti di testate giornalistiche…


Ciò che vi domando è: cosa ne pensate di questo triste fenomeno?


Se mai avete avuto a che fare con questi siti (non voglio vedere link, e vi chiedo per piacere di non nominarli), qual è il risultato di quella esperienza?


Secondo voi è giusto porre un limite al mostrabile?



PS: se siete arrivati alla fine di questo articolo, vi ringrazio per la pazienza. Vi chiedo scusa se vi ho rattristato, a me questo argomento mette una tristezza inimmaginabile. Però mi andava di parlarne con qualcuno.