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venerdì 28 settembre 2007

Recensione: The Godfather 1902-1959: The Complete Epic


Genere: thriller drammatico

Regista: Francis Ford Coppola

Stati Uniti 1977


Sessant'anni di storia della famiglia mafiosa Corleone, passando per i due boss: Vito, il capofamiglia, e Michael, il figlio che erediterà l'impero...



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Strani scherzi del destino: proprio nella settimana nella quale ho scoperto l'epico film di Leone, C'era una volta in America, avevo l'opportunità, per la terza volta, di rivedere il mitico The Godfather 1902-1959: The Complete Epic, ovvero la versione "smontata" e ordinata cronologicamente de Il Padrino Parte Prima (1972) e Il Padrino Parte Seconda (1974).
E credevo che la saga "fosse tutta qui"... invece mi manca ancora la terza parte (vista poco tempo fa: tra qualche settimana pubblicherò la recensione).

Cosa dire di questo filmone (dura la bellezza di 420 minuti, 7 ore, ma, credetemi sulla parola, non annoia MAI)... forse nessun altra opera è mai riuscita a delineare personaggi così credibili e dotati di spessore: la vita di una famiglia mafiosa, dalle umili origini del fondatore all'ascesa, ai momenti difficili della successione, con sfondo sessant'anni di storia americana... Ecco il bello di questo film. Perché sembra proprio "vita vera": la storia dei personaggi non è a sé stante dalla realtà, ma è influenzata dai tempi, dai cambiamenti socio/politici/economici/culturali, e persino il business della criminalità si evolve (l'entrata in scena della droga).

Innanzitutto due parole sugli attori protagonisti. Un cast stellare, non c'é dubbio. A differenza del capolavoro di Leone, che si concentra su due personaggi, Noodles e Max, questo film è più corale, e ogni segmento della pellicola ha i suoi indiscussi protagonisti. Vediamoli tutti, cercando di essere il più sintetico possibile.

Star della prima parte è Bob De Niro, nei panni di Vito Andolini, poi erroneamente chiamato Vito Corleone (il nome del paese di origine). Uomo dalle umili origini, inizia una scalata che lo porterà a diventare il boss mafioso più potente della città di New York. Non passerà molto tempo prima che Vito si circondi di amici poco raccomandabili, fino ad entrare in contrasto con i boss del quartiere, interpretato dal bravo Gastone Moschin... questa rivalità finirà nel sangue, e per Vito si spalancheranno mille opportunità: la città oramai è in mano sua.

E qua entra in scena Marlon Brando, nel ruolo di Vito anziano. Sulla sua interpretazione non serve che mi esprima... ci siamo già capiti. Il boss è anziano, ma gestisce gli affari con l'aiuto del fedele figliastro Tom Hagen (mitico Robert Duvall), avvocato di fiducia, e del figlio Santino (James Caan), soprannominato Sonny, l'erede designato.

Ma la famiglia è numerosa: gli altri figli sono l'ambizioso pluridecorato soldato - estraneo agli affari di famiglia – Michael (mostruoso Al Pacino), l'ingenuo Federico (bravo pure John Cazale... e pure sfortunato, perché è morto troppo giovane, appena quarantenne... gustatevi la sua interpretazione – sempre al fianco di Al Pacino – in Quel pomeriggio di un giorno da cani) e la bizzosa e capricciosa Connie (brava pure Talia Shire nell’interpretazione di un personaggio così lunatico).

Sarà Sonny a gestire l'organizzazione in seguito all'attentato che ha colpito Don Vito, ma il suo "momento di celebrità" terminerà presto, perché cadrà in un’imboscata. Nel frattempo, il giovane Michael si dimostrerà sempre più interessato agli affari di famiglia, arrivando persino ad uccidere un potente trafficante di droga ed un capo di polizia per vendetta. La sua strada è ormai segnata. Dovrà ritirarsi per un anno "sabbatico" in Sicilia (momento bellissimo del film, l'ambientazione rurale è splendida), per poi tornare al fianco del padre dopo la morte di Sonny, divenendo l’erede unico dell’impero dei Corleone.

Due parole sul personaggio di Sonny, interpretato dal robusto "mascellone" James Caan: tra i personaggi "secondari" (quanto mi dispiace definirli così) è quello che ha colpito di più i vari spettatori: è quello al quale sono più affezionato, ed è entrato nel cuore di molte altre persone e critici, ne ho avuto la prova navigando qua e là nella rete e leggendo varie opinioni. Sonny è un personaggio "romantico", "dal cuore d’oro" (anche se resta pur sempre un mafioso...), ma è impulsivo, irascibile, troppo poco razionale, e questa sua irruenza lo porterà ad una morte tragica (il suo omicidio è davvero troppo drammatico, un vero pugno nello stomaco).

La morte del vecchio Vito spalancherà le porte a Michael, che si dimostrerà molto più ambizioso (ed efferato e spietato) del padre... ma la sua vita non sarà semplice, gli affetti più cari si allontaneranno causa le sue menzogne ed il cambiamento del suo carattere, come la moglie Kay (splendida Diane Keaton); sarà tradito pure dal fratello Federico, la sorella Connie continuerà ad amarlo/odiarlo (sempre più una pazza furiosa), persino il fedele Tom si allontanerà, e nel finale la malinconia avvolgerà i suoi pensieri quando, nella villa in Canada, completamente solo, penserà alla famiglia, alla sua giovinezza, quando i suoi desideri non coincidevano con quelli del vecchio papà Vito, che per lui aveva ben altro in mente... un quadretto famigliare, lui, giovane soldato, il sanguigno Santino, il ragionevole Tom, la vivace Conie, gli amici di famiglia e il papà... davvero un momento troppo commovente: una scena che dà i brividi...

Il tradimento di Federico e di un (all'apparenza) amico capitalista, l'anziano Roth, metteranno in serio pericolo la sua vita, per non parlare del processo (farsa) che dovrà affrontare: Michael ne uscirà "pulito" (manipolando ovviamente i testimoni e mettendo a tacere qualche personaggio chiave), ma tutt'altro che vincente: è un uomo solo, e, come vi ho già detto prima, la scena conclusiva lascia un segno indelebile nello spettatore.

Michael voleva fare carriera nell’esercito, essere un uomo "vero", non aveva bisogno dell'aiuto della famiglia, ma... il destino avverso e la sua ambizione lo hanno trasformato in un mostro, abbandonato da tutti e terribilmente solo. Sarà la menzogna a sancire la sua definitiva mutazione, da "bravo ragazzo" a mafioso. Emblematiche a questo proposito due scene: quella del battesimo, quando rinuncia a Satana, e quando mente alla moglie, sempre più preoccupata per i suoi misteriosi ed oscuri affari.

A questo proposito è interessante fare un confronto tra i due boss: Vito e Michael. Due generazioni diverse a confronto. Anche la loro fine (anche se Michael in questo film non muore) è tremendamente diversa: amato e ricordato con affetto da tutti il vecchio Vito, dimenticato ed abbandonato Michael.

Ma è anche l'evoluzione dei tempi a portarli su due strade diverse, a formare due personaggi con caratteri differenti: il mercato della droga si sta espandendo, Vito non lo approva assolutamente, ma l'attentato e la salute cagionevole lo costringono a mettersi da parte, così che sarà Michael a doversi districare in un mondo sempre più pericoloso, dove la "parola d’onore" e il "baciamo le mani" non hanno più significato e le alleanze vengono puntualmente tradite in nome del dio denaro. E' per questo che Michael dovrà costruirsi una corazza ancora più dura, perché è solo, non ha più la figura del padre (mentre Vito aveva i figli, Tom e numerosi e fedeli amici), può contare solo su Tom, e su sé stesso.

Bellissimo anche il paragone che si può fare confrontando le due feste: il matrimonio di Connie e la comunione del figlio di Michael. Lo specchio di tempi differenti... la passionalità siciliana, riscontrabile nella prima cerimonia, negli anni '50 è oramai andata a farsi benedire; molto importante da segnalare come in queste ultime scene emerga la falsità della politica, rappresentata dall'ipocrita senatore che prima accetta il cospicuo assegno di Michael, e poi si fa ricevere dal boss per insultarlo, sentendosi rispondere (forse la frase più bella di tutto il film, perlomeno quella che mi è rimasta impressa) "Senatore, siamo due facce della stessa ipocrisia".

L'immigrazione, il proibizionismo, la seconda guerra mondiale, il neonato business della droga, la dittatura a Cuba fanno da sfondo a questa drammone epico. Come avevo detto anche per il film di Leone, più efficace di cento libri di storia (ma, non fraintendetemi, non vi sto consigliando di buttare i libri...).

E quindi veniamo alla conclusione di questa massiccia (perdonate la lunghezza ma... sono stato fin troppo sintetico!) recensione: vi chiederete, dulcis in fundo, ti è piaciuto di più il film di Leone o quello di Coppola? Mi salvo "in corner", ribadendo che abbiamo a che fare con due capolavori assoluti del genere, e del cinema in generale, due film però un poco differenti.

C’era una volta in America parla dell'amicizia tra due gangsters, mentre Il Padrino mette a nudo la vita di una famiglia mafiosa, attraversando due generazioni... forse il film di Coppola è più complesso, anzi, sicuramente, dato l'immenso cast, però fare paragoni e confronti tra i due film mi sembra tempo perso.

Una cosa sola posso consigliarvi: guardateli tutti e due. Questo è CINEMA.

Recuperate poi l'ultima parte del Padrino, la terza (a quanto pare un pò più fiacca rispetto alle precedenti, secondo l'opinione di altri utenti e della critica, ma io vi anticipo che non sono assolutamente d'accordo), nella quale entra in scena una nuova generazione, dove troviamo Michael che tenta l'impresa (a quanto pare invano) di "uscire dal giro"... ma non posso dirvi altro.

Credetemi, tra le ore che spenderete davanti alla TV (o al monitor), saranno le più indimenticabili ed emozionanti della vostra vita.

PS: alcuni (ma non tutti, le opinioni a parere sono discordanti) appassionati della trilogia hanno criticato questo lavoro di Coppola perché, a loro modo di vedere, ha snaturato il significato delle due prime parti... io, che non le ho viste, non so se dare loro torto a ragione... posso solo dire che è grazie a quest'opera (e a Studio Universal) che ho conosciuto la saga del Padrino; come vi ho raccontato precedentemente questo lavoro di "restyling" è simile a quello praticato su C’era una volta in America: il film era stato smontato e rimontato cronologicamente: perse la sua anima, e fu flop assoluto. Ma qui forse le cose sono andate diversamente... in fondo dietro al lavoro c'é pur sempre la firma di Coppola, a mio avviso un segnale di garanzia.


VOTO FINALE: 10 e lode


Scheda dell'IMDb


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