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giovedì 22 novembre 2007

Recensione: Domino



Genere: azione

Regista: Tony Scott


Stati Uniti 2005



Domino Harvey è una bellissima ragazza, molto inquieta: invece di adagiarsi
nel suo mondo dorato di modella,
decide di diventare cacciatrice di taglie.



video





Ed: “Perché una carne delicata come te dovrebbe diventare una cacciatrice di taglie?
Domino: "Ho voglia di divertirmi un po’".


Domino: “50 e 50. Testa vivi, croce sei morto”.





Domino è la trasposizione cinematografica della vita di Domino Harvey, una ragazza inglese che, annoiata dalla monotonia e dalla superficialità della sua vita da modella, è diventata una famosa cacciatrice di taglie.


Alla regia c’è Tony Scott, il fratello minore di Ridley.


Avevo ammirato uno dei sue lavori precedenti, Man on Fire, con Denzel Washington nel ruolo dell’agguerrito protagonista. Si trattava di un film
con al centro la storia di un uomo finito,
una macchina di morte distrutta dall’alcol.
Un amico gli offriva una possibilità:
fare da guardia del corpo alla figlia di un importante uomo d’affari sudamericano.
Creasy è il classico duro, ma con la bambina incomincia ad aprirsi e sciogliersi, trovando così uno scopo alla sua esistenza.
Ma la piccola viene sequestrata: Creasy mette in atto una vendetta spietata nei confronti dei sequestratori, e alla fine… guardatelo, non mi sento
di dirvi di più.


Il bello di quel film (anche MoF si ispira a una storia vera) stava soprattutto nella bella storia
(niente di nuovo, per carità, ma…), sostenuta
da un cast eccellente: penso al mostro Denzel Washington e alla bambina-prodigio Dakota Fanning, ma anche agli efficaci attori secondari (Radha Mitchell, Mickey Rourke, Mark Anthony, Cristopher Walken, il nostro Giancarlo Giannini).
Quello che rendeva un classicissimo thriller/revenge-movie efficace ed “innovativo” era la regia da videoclip di Scott:
musica assordante, scritte che sottolineavano gli eventi o i nomi importanti, scene frenetiche illuminate da folgoranti colori non potevano lasciare indifferente lo spettatore.


Proprio questo “stile” trova l’apice in questo film ma, secondo il mio modesto parere,
si ritorce contro il regista come un boomerang.
Scott esagera, probabilmente l’impressione che abbia diretto questo film con esaltato senso
di autocompiacimento non è infondata,
e questo frenetico caos induce lo spettatore
a stato confusionale.


Intendiamoci, non è un brutto film. Anzi.


La storia di Domino Harvey è unica nel suo genere, e sembra scritta apposta
per il cinema.
Non so quanto di quello che vediamo sullo schermo sia vero, ma a quanto pare Scott si è tenuto molto vicino alla biografia della ragazza.


Nella parte della ragazza troviamo la star nascente Keira Knightley.
E’ un ruolo sicuramente non facile,
è necessario avere carisma.
Io mi sforzo sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno, e la sua prova mi ha convinto.
E’ perfetta nel ruolo della ragazza immagine viziata e annoiata alla ricerca della trasgressione nella prima parte del film,
ed è abbastanza credibile quando entra nei panni della cacciatrice di taglie: la aiutano i numerosi tatuaggi ed un look aggressivo, un po’ meno certe smorfiette, ma comunque la promuovo.


All’altezza della Knightley (forse migliori) Mickey Rourke e Edgar Ramirez.
Il primo ricorda un po’ il Marv di Sin City: il classico duro dal cuore d’oro. Nonostante la diffidenza iniziale, decide di accogliere Domino nel team rivestendo il ruolo di figura guida, insomma di padre.
Ramirez interpreta Cholo: è una bestia,
un orso, ma sotto quei muscoli batte un cuore, e batte per Domino.
Tra i due l’approccio è pessimo, non si può dire che Cholo sia un fenomeno di bon ton, ma alla fine tra i due scoppierà la passione.


Come sempre Scott presenta un cast di star:
Christopher Walken, Mena Suvari, Jacqueline Bisset, Lucy Liu, i cantanti Macy Gray e Tom Waits
(in un ruolo che sinceramente non ho capito).


Nel cast sottolineo la presenza di due ex star
del telefilm che spopolò negli anni ’90
in Italia, Beverly Hills 90210: Ian Ziering
e Brian Austin Green, nei panni di attori
in caduta libera che accettano di fare parte di un reality (ma va? qua da noi non succede mai…).
La loro presenza è molto autoironica, non si prendono troppo sul serio: complimenti, significa ottimo senso dell’umorismo e umiltà.


Il cast, ripeto, è all’altezza, ma… è la trama
che non convince sempre.
Si cerca sempre l’inghippo più complesso possibile, in modo da ingannare lo spettatore
e sconvolgerlo nei minuti finali, ma... francamente questa volta si esagera un po’: l’FBI, la mafia, il terrorismo afgano,
l’emarginazione delle minoranze razziali… bah… sommato poi alla regia a volte caotica,
il pasticcio è fatto.


Comunque il finale è bello (forse fin troppo romanzato, anche perché la vita di Domino – quella vera – non ha avuto un lieto fine:
è morta di overdose nel 2005) e, ripeto,
conclude un film mooolto patinato, un po’ caotico, che comunque merita attenzione
se non altro per le ottime interpretazioni del cast.


Un'ultima notizia: la donna che vediamo alla fine del film è la vera
Domino Harvey.
Possa riposare in pace.






Voto Finale: 7



Scheda dell'IMDb

2 commenti:

IL GRANDE BOH ha detto...

IL GRANDE BOH:
Questo film non lo conosco, in compenso ne ho visto uno un paio di girni fa, ACE OF SPADES, abbastanza carinose puoi buttaci un'occhio ciao

Marco300 ha detto...

Grazie della segnalazione, ma non riesco a trovare nulla su quel film.
Sull'Internet Movie Database dice che è un film del 1935: è quello?

PS: interessante il tuo post su John Titot; non ne sapevo niente... e troppo divertente il tuo post su come entrare in politica: ma come ti vengono in mente? Complimenti