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lunedì 12 novembre 2007

Recensione: Il Padrino - Parte Terza


Titolo originale: The Godfather Part III
Genere: thriller drammatico


Regista: Francis Ford Coppola


Stati Uniti 1990



Michael Corleone, anziano e malato, tenta di costruirsi un’immagine pulita ed è deciso a dare una svolta alla propria vita voltando le spalle al crimine.
Tuttavia l’ultimo affare, che coinvolge la Chiesa e la Politica, lo porterà ad scontrarsi con nuovi nemici.
Dovrà affrontarli con l’appoggio di poche persone fidate, l'ex moglie Kay, i due figli, la sorella Connie e il figlio di Santino, Vincent.




video



"Adesso che credevo di esserne uscito, mi trascinano di nuovo dentro"

"Amicizia e denaro sono come acqua e olio"

"
Io... ho tradito mia moglie... ho tradito me stesso... ho ucciso uomini... e di altri ne ho ordinato la morte... ho ucciso... ho ordinato di uccidere mio fratello... mi aveva fatto uno sgarbo... mo ucciso la carne di mia madre... ho ucciso la carne di mia madre..."

"La politica e i criminali sono la stessa cosa"

"Non devi mai odiare il tuo nemico! Ti offusca il cervello"

"Quando il nemico attacca, colpisce quelli che ami"


Michael Corleone



Si conclude con questo capitolo la leggendaria saga iniziata da Francis Ford Coppola (ispirata ai libri di Mario Puzo), incentrata sulla vita di tre generazioni di una famiglia mafiosa italoamericana.


Qui ritroviamo Michael Corleone, in una scena iniziale a dir poco spiazzante: non abbiamo a che fare con lo spietato e cinico boss conosciuto nel secondo capitolo della saga, ma è oramai un uomo che si avvicina alla vecchiaia, tormentato dai rimorsi.
E’ quasi considerato un benefattore, ma lui sa cosa si cela dietro la sua maschera di uomo generoso.


Ora però ha un valido motivo per abbandonare l’attività criminale, anzi due: i figli, Mary ed Anthony Vito.
La ragazza è presidente della fondazione benefica da lui sovvenzionata, ed è all’oscuro dei traffici illeciti del genitore; Anthony Vito invece è a conoscenza delle malefatte del papà, e non vuole assolutamente seguirne le orme: il suo sogno è fare il musicista.


Capiamo subito che Michael è più “morbido” e meno inflessibile: su suggerimento dell’ex moglie, Kay, lascia il figlio libero di scegliere la sua strada (musicista).


Il boss deve incominciare a pensare alla successione dell’impero, e decide di farsi affiancare dal figliastro di suo fratello Sonny, Vincent.
Il ragazzo è sveglio, ma è troppo impulsivo, proprio come il padre, e per Michael sarà un’impresa dura “educarlo” e tenerlo a bada in un mondo difficile.


Vincent si innamorerà di Mary, la figlia di Michael, ma l'anziano boss farà di tutto per proteggere la figlia: "Rinuncia a mia figlia; è il prezzo che paghi per la vita che hai scelto" dirà a Vincent.


Nel frattempo due grossi grattacapi metteranno a dura prova la salute di Michael: l’affare stipulato con la Chiesa e l’ambizione del boss emergente, Joey Zasa.
Ma Joey Zasa non è che il burattino di qualche oscuro manovratore: dopo la sua uccisione, per mano di Vincent, Michael presto si accorgerà di essere solo e di poter contare esclusivamente sul supporto delle persone che più ama, come la sorella Connie (che in questo film ha finalmente messo la testa a posto) ed il nipote.


Il film ruota intorno alla figura di Michael, un criminale della peggiore specie che con l’avanzare degli anni avverte il bisogno di purificare la sua anima, ma è un’impresa davvero difficile: avrà occasione di confessare, per la prima volta dopo decine di anni, tutti i suoi peccati; un attimo dopo tornerà però a mentire alla sorella (riguardo l’omicidio del fratello Fredo).
E’ un uomo perduto, anzi no: il sentimento per l’ex moglie Kay è ancora vivo e forte, il suo cuore prova ancora sentimenti, e tenterà disperatamente di riconquistarla, chiedendole il perdono.


Non dimentichiamo che è anche un uomo vecchio e malato, e gestire un’organizzazione criminale non è cosa da poco.
Ci accorgiamo presto che per lui uscire dal giro non sarà cosa facile, anche perché l’ultimo affare coinvolge alte istituzioni del Vaticano e della politica italiana.
E qui il quadro è desolante: uomini drogati dall’avidità, che abusano del loro potere, alle spalle dell’ignara popolazione.


Non serve essere uno storico per intuire il riferimento alla sporca vicenda del Banco Ambrosiano, tutt’oggi un mistero irrisolto: il “Banchiere di Dio” Roberto Calvi, l’arcivescovo Marcinkus, la P2 di Licio Gelli e forse Giulio Andreotti (sua la frase “il potere logora chi non ce l’ha”), la morte misteriosa (forse voluta?) del Papa Giovanni Paolo I costituiscono uno sfondo che dà credibilità, (anche se tutto rimane ancora oggi un mistero) al film.


I vari nodi verranno al pettine nel finale a dir poco spettacolare: mentre Michael assiste alla prima teatrale dello spettacolo del figlio, gli emissari di Vincent (oramai nuovo boss) mettono in atto una spietata vendetta nei confronti dei loschi personaggi.
Sarà un bagno di sangue.


E Michael? Sopravviverà, arriverà alla vecchiaia, ma con un dolore enorme che lo affliggerà sino agli ultimi giorni. Nel teatro c’è un infallibile cecchino deciso a farlo fuori, ma diversi contrattempi gli impediranno di portare subito a termine il suo compito: tenterà di uccidere all’uscita dal teatro, ma sbaglierà colpo… e una persona molto cara a Michael morirà. Per lui, quindi, il ritorno alla “normalità” sarà impossibile. Oramai è perduto. Non gli resta che attendere la morte. Chissà, nella morte forse troverà la pace che andava cercando.


Cosa dire di questo film… alcune opinioni sulla rete lo indicavano come il più debole dei tre… io non sono per niente d’accordo.
E’ più riflessivo, quindi un poco differente dai due precedenti: i temi principali sono il pentimento e il rimorso che Michael avverte con il passare degli anni. Troppi sono gli scheletri nell’armadio. Non è il boss spietato e sicuro di sé che abbiamo ammirato nei primi due capitoli.


Per quanto riguarda il cast, non mi soffermerei troppo sulla prova di Al Pacino, rischierei di essere banale. Brave le due “veterane” Diane Keaton e Talia Shire.
Due parole le meritano alcuni personaggi, le "new-entry" della serie.
Don Altobello, l’anziano confidente di Michael, è interpretato da Eli Wallach, il brutto ne Il Buono, il Brutto e il Cattivo di Sergio Leone. Ho già detto tutto. Non servono presentazioni.


Tra gli attori "emergenti" segnalo Andy Garcia, nel ruolo di Vincent, e Sofia Coppola, la figlia del regista, nei panni di Mary.
Garcia è bravo, senza ombra di dubbio. Forse nella parte finale scimmiotta un po’ Al Pacino, ma la sua prova è convincente.
Ho letto diverse critiche sull’interpretazione della Coppola. Non so cosa dire. Posso però affermare che ha l’aria della ragazza ingenua, capricciosa e umorale, proprio come per il personaggio che interpreta.

Validi anche gli attori “secondari”.
Il cast è senza ombra di dubbio all’altezza della situazione.
Forse qualcuno può storcere il naso nel leggere nomi di attori giovani, ma quello che ha fatto Coppola nei lavori precedenti (cast all-stars) è probabilmente irripetibile (Brando, DeNiro, Duvall, Caan...).


Forse qualcosa nella prima parte non convince… ma è una sensazione che scompare subito.
Ok, la scena del grattacielo con l’attentato dall’elicottero è poco credibile… ma per favore chiudiamo un occhio.


Si è rapiti dalla figura di Michael e, per la prima volta, si è portato a provare compassione ed affetto nei suoi confronti, parteggiando per lui.
La parte finale, poi, è imponente: non si può rimanere indifferenti di fronte al genio di Coppola.


La saga del Padrino ha avuto con questo bellissimo terzo capitolo (e vi ho motivato perché lo giudico tale) la degna conclusione.


Chapeau.



Voto finale: 10 e lode a tutta la saga



Scheda dell'IMDb


2 commenti:

Antonio Candeliere ha detto...

interessante il tuo blog. Ricapiterò con calma.

Marco300 ha detto...

Bene, un nuovo amico per il blog.
Benvenuto Antonio.
Torna presto!