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mercoledì 15 ottobre 2008

Recensione: Broken



Attenzione: alcuni dei contenuti
di questa pagina potrebbero disturbare
la sensibilità di chi legge.



Genere: horror

(medio splatter)


Regista: Simon Boyes, Adam Mason


UK 2006



Una donna viene rapita da uno psicopatico ed è costretta a subire torture sia fisiche

sia psicologiche.

Riuscirà a salvarsi o sarà costretta

a soccombere?








Tra torture degne della fantasia malata dell’Enigmista

e continue umiliazioni che hanno un’apparente scopo di insegnare

a sopravvivere in condizioni di difficoltà, Broken si dipana

rifilando continui pugni nello stomaco allo spettatore.

Nessuna morale, nessuna metafora, solo urla, terra e sangue.


Horrormovie.it



Broken è bizzarro, lento, a tratti incredibile per la ferocia e l’eccentricità di questo scapestrato e disfunzionale mostro, carnefice e vittima

al contempo


Splattercontainer.com




Eccovi un pò di poster fighissimi!










Una donna è appesa a un albero. Corde robuste stringono il suo collo, impedendole quasi di respirare. Bisogna tagliarle, e in fretta.

Una lametta da barba fa al caso suo. Peccato che questa sia conficcata

dentro il suo intestino. La soluzione è una sola: togliere i punti,

frugare all’interno del suo corpo, evitando un auto-sbudellamento,

prendere la lametta e tagliare le corde.

Ma questa prova è solo l’inizio del “gioco”.




Hope arriva da un momento non facile. Il regista non lo dice cos’è successo precisamente (o forse io non l’ho capito), ma si intuisce che è rimasta sola con la figlia, il marito non c’è più. Però trova la forza di uscire

incontrando a cena un ragazzo. Forse ha trovato un uomo con cui

fare ripartire la sua vita. Ma non sarà così.


Il tempo di tornare a casa, mostrare un bel sorriso e un entusiasmo ritrovato all’amica e alla figlia, che alla nostra Hope tocca

la stessa sfortunata sorte della donna che abbiamo conosciuto

nei minuti introduttivi.




Buio. Il bosco. La cassa. L’albero e le corde che soffocano. La lametta.

Ma, come dicevo prima, questa per Hope è solo l’iniziazione.

Dal bosco sbuca un uomo. Evidentemente si tratta di uno squilibrato,

forse minato da anni di estrema solitudine (è la mia interpretazione).

Hope è la sua nuova donna. Nella mente del folle la prova dell’albero

è il test di ammissione nella sua “famiglia”.


Questo simpatico personaggio rapisce donne per utilizzarle come schiave. Non tutte hanno il carattere di sopportare le torture fisiche e psicologiche, ma con Hope ha trovato pane per i suoi denti. La nostra ha carattere

da vendere, e soprattutto a casa ha una figlia che la aspetta:

non può permettersi di morire.




Qui il film rallenta: dall’incipit (fantasticamente devastante, anche se molto simile ai vari Saw) con la donna appesa, poi l’introduzione della vita privata di Hope, e infine il suo rapimento e il superamento della prova, Broken entra nel vivo. E un po’ si spegne. Alla violenza qui subentra

il legame psicologico che si instaura tra vittima e carnefice.

Hope ovviamente è spaventata e allo stesso tempo piena di rancore e odio nei confronti del carceriere. Eppure tirerà fuori il carattere, farà buon viso a cattivo gioco e quasi quasi riuscirà a conquistare la fiducia del folle.




Ovviamente tenterà di scappare ogniqualvolta il nostro psicopatico metterà un piede in fallo. E qui, tanto per cambiare, assistiamo ai soliti clichè di questi film. La nostra Hope spreca in modo banale

le sue occasioni. Non mi va di entrare nei particolari ma purtroppo

si tratta di difetti che minano un po’ il risultato del film.


L’entrata in scena di un’altra ragazza rapita ravviverà il ritmo.
Ora abbiamo a che fare con una sorta di “famiglia”. Il folle è ovviamente il capo, Hope è diventata la sua donna, e la nuova arrivata, più giovane, è idealmente
la loro figlia. Nella ragazza Hope troverà un’alleata.




Non posso aggiungere altro. Dico solo che il finale è… se dicessi qualcosa,

anche un solo aggettivo, rovinerei la sorpresa. Di sicuro impatto.


Questo è un film girato con due soldi. La fotografia è splendida.

Il luogo dove si svolge meravigliosamente suggestivo:

un bosco sperduto, chissà dove.




Broken secondo me non ha nulla da invidiare ai più celebri torture porn alla Saw o Hostel (più Saw che Hostel a dire la verità), però non si ferma solo alla ferocia del killer (e quindi allo splatter), ma cerca

di analizzare il rapporto quasi morboso che si instaura tra vittima

e carnefice.




Non sapremo mai perché il maniaco si comporti così, come rapisca

le sue vittime, dove le porti (passa più di un mese e nessuno cerca Hope?), ma questo in fondo non è un problema.

Il tutto è lasciato all’immaginazione dello spettatore.

Più che altro infastidisce, come già detto poc’anzi, il comportamento sciocco delle vittime, che non riescono a sfruttare i passi falsi del mostro. E come da tradizione il nostro cattivo è pressoché invincibile.


Anche il finale lascia qualche domanda senza risposta (perché il maniaco decide di…???), ma penso che ogni spettatore senza sforzi eccessivi

possa dare la sua interpretazione.


Le recitazioni sono più che dignitose, in particolare la mimica del folle

è decisamente inquietante.

Broken è il classico esempio di come con un budget ridotto,

una storia semplice (già vista), un’ambientazione suggestiva, violenza

non eccessiva (i picchi si toccano all’inizio e alla fine, ma nel corso del film a dire la verità mi aspettavo più sangue), un mix di morbosità e sadismo,

si possa creare un prodotto più che dignitoso.




Secondo me dal punto di vista dello splatter non è poi così eccessivo, eppure per il contenuto, per la cattiveria (più psicologica che fisica), Broken non è un film consigliabile a tutti.



Voto Finale: 9



Scheda dell’IMDb



2 commenti:

luciano ha detto...

Da vecchio (del 1954) appassionato dell'horror, voglio dirlo chiaro e tondo: questi film di tortura e frattaglie non mi piacciono per nulla. Li trovo di una vuotaggine imbarazzante, una specie di pornografia della violenza e del sangue. Lontani mille miglia dall'horror che mi spaventa, mi inquieta, mi turba, mi affascina. Invece questa roba non mi interessa per nulla. http://lucianoidefix.typepad.com/

Marco300 ha detto...

Hai tutto il diritto di dissentire dalla piega che l'horror del nuovo millennio ha intrapreso.

Io però faccio un distinguo, a difesa di questi film "poveri".
Questo film, Calvaire, À l'intérieur e altri che recensirò prossimamente sono film "per pochi intimi". Cioè pochi li conoscono, solo gli appassionati del genere, e quando si assiste a un film del genere si sa già a cosa si va incontro, si è "preparati".
Sono film "innocui": i patiti del genere sanno digerirli.

Piuttosto punterei il dito anche se sotto sotto mi piacciono) contro gli ultimi horror strapubblicizzati, come dici tu quasi "pornografici" nell'esibizione della violenza.

Mi è capitato di parlare con qualche coraggioso/a che si è definito/a un appassionato di horror (non so perchè ma molti si vergognano di questa passione). Gli ho chiesto dunque quali fossero i suoi horror preferiti, la risposta è stata Hostel e Saw. Impossibile non storcere il naso.

Molti giovani credono che questo sia l'horror. E sono d'accordo con te, si sbagliano.