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mercoledì 9 luglio 2008

Recensione: Bad Brains


Genere: horror
(molto splatter)


Regista: Ivan Zuccon


Italia 2006



Davide e Alice, fratello e sorella,
sono due serial killer: cercano qualcosa
nei corpi delle vittime e continueranno
ad uccidere fino a quando non avranno trovato ciò che cercano.
L'incontro con il misterioso Mirco sconvolgerà la loro routine.








Bad Brains è un bel film horror come si facevano una volta,
un lavoro intenso e claustrofobico, dai toni onirici sempre presenti,
ben girato in un interno decadente e angoscioso, fotografato in modo cupo e inquietante, raccontato a colpi di flashback che tengono in ansia
lo spettatore.


mymovies.it




A conti fatti possiamo dire che ancora una volta, fra luci e ombre,
tra presente e passato, tra realtà e incubo, Zuccon riesce a confezionare
un lungometraggio di tutto rispetto, un esempio da seguire per chiunque volesse tentare il grande salto.
Ci vogliono coraggio, passione e voglia di rischiare. E ci vuole talento. Tutte cose che non mancano a Ivan e alla sua squadra.


filmhorror.com




Si prendano il massimo livello di tecnologia digitale e un casolare
di famiglia a Ca Pesaro (Rovigo).
Si aggiungano attori con esperienze limitate a pochi film di nicchia,
due pugni di psicologie contorte e involute, il tutto ben miscelato
con una trama convincente e mai scontata.
Si lasci cuocere a fuoco lento, basso e borbottante, salvo alzare
al massimo le fiamme a intervalli fissi, per 83 minuti.
Cospargere in continuazione il preparato con un’infinita e genuina passione per il cinema e per l’immortale opera del Solitario di Providence.
A freddo, poi, bagnare il risultato con sangue e violenza senza scampo,
a volontà.
Il risultato saranno degli squisiti Cattivi Cervelli, da gustare al buio, lontano dai pasti, accompagnati da musica il meno possibile invasiva.


splattercontainer.com







Cosa c'è nell'oscurità?





Era ora. Finalmente mi è capitata l’occasione di vedere e recensire
un horror nostrano recente, un horror made in Italy.
Più volte in passato avevo sottolineato quanto questo genere in Italia
fosse bistrattato. E’ anche vero che una schiera di giovani registi
(Zuccon, Infascelli, Puglielli, perdonatemi ma non ne conosco altri – ennesima dimostrazione di quanto questi registi abbiano poca pubblicità…) ha tentato di riportare l’horror ai tempi d’oro, gli anni di (vado un po’
a casaccio) Argento, Bava Senior e Junior, Deodato, D’Amato, Fulci, Lenzi, Martino, Pupi Avati, Soavi (e chiedo scusa se mi sono dimenticato
qualche nome).


Secondo gli addetti ai lavori Zuccon è uno dei più promettenti.
Ho visto un solo film, questo Bad Brains appunto, presto mi informerò sulla sua filmografia e cercherò di recuperare gli altri suoi lavori.
Adesso come adesso mi trovo d’accordo con gli elogi.




BB è un bel film horror. Genuino. Puro.
BB è un film complesso, un’opera lontana migliaia di anni luce dagli horror americani, e questa peculiarità rappresenta una medaglia a due facce.
Il lato buono è che il regista si sforza di andare al di là dello spavento,
dello splatter, mirando a creare un’atmosfera malsana e lugubre (ci riesce).
Il lato “negativo” (anche se definirlo negativo è sbagliato, piuttosto parlerei di un “limite” che rende questo film comprensibile solo a una parte di pubblico) è che il volere andare al di là della superficialità rende BB
complesso, non accessibile a tutti.




Sono sicuro che se avessero proiettato questo film al cinema
(l’hanno fatto? se sì perdonatemi questa gaffe…) almeno il 50%
del pubblico non avrebbe apprezzato.
Se io l’avessi visto due anni fa l’avrei giudicato insulso e noioso.
A mio avviso solo gli horrormaniaci più incalliti possono comprendere
il vero valore di questo film, ovvero l’approfondimento psicologico
dei protagonisti.
Per arrivare "preparati" a BB può anche andare bene partire
dai semplici teen horror ma poi è necessario fare un ripasso
della filmografia horror italiana e dei grandi classici mondiali.


Ritorneremo su questo argomento più avanti, ora è meglio approfondire un attimo la trama.


Come già detto Davide e Alice sono due fratelli. Vivono in un casolare abbandonato in campagna, il loro tempo è condito da sesso e omicidi.
Si tratta infatti di due micidiali serial killer: rapiscono delle ignare persone e le torturano e uccidono (il tutto filmato con una telecamera);
una volta dato il colpo di grazia alla vittima Davide “esplora” il cadavere
alla ricerca di qualcosa (cosa cerca? guardate il film e saprete…).




Un ragazzo misterioso, Mirco, che dice di essere in contatto “telepatico” con Davide, entrerà nella loro vita, scombussolando l’equilibrio
(già di per sé instabile…) dei due folli. Chi è Mirco? Perché il passato continua a tormentare Davide e Alice? Perché uccidono? Cosa cercano
nei corpi delle vittime?




Non è facile dare delle risposte immediate a queste domande,
soprattutto dopo la prima visione. Le mie idee a proposito
sono abbastanza chiare, credo comunque questo sia il genere di film
che necessita di una seconda visione.
Non mi va di aggiungere altro perché lascio a voi il piacere di gustarvelo.


In BB ci sono due tipi di violenza. Quella fisica e quella psicologica.
Zuccon fa leva su tutt’e due, ma soprattutto cerca, come detto poco prima, di trasmettere una sensazione di fastidio, di malvagità, di pessimismo,
di negatività.




Lo splatter non manca, anzi, ma il buon Ivan è bravo, anzi bravissimo,
ad evitare esibizioni di macelleria gratuita.
Quello che colpisce non è il modo in cui uccidono le vittime i due killer. Non sono gli sbudellamenti, gli occhi cavati e divorati, i corpi fatti a pezzi con una mannaia a disturbare.



Quello che lascia un vero senso di fastidio è la malvagità dei due ragazzi. Davide e Alice sono due menti deviate, due mostri, due demoni. Eppure… eppure se li osserviamo attentamente non riusciamo a provare un odio totale nei loro confronti. Sono cattivi, questo sì, ma è semplicemente
la loro natura. E il loro malessere ha radici ben lontane, nel passato.
Ma non c'è una spiegazione chiara alla loro malvagità.




BB è il classico film “girato con due soldi ma con ottime idee”.
L’unica location (peraltro suggestiva), ovvero il casolare situato nella sperduta campagna, e il cast ridotto all’osso non sono assolutamente limiti. In particolare ho apprezzato la prova di Emanuele Cerman, nel delicato ruolo di Davide. La recitazione degli altri attori mi è apparsa in alcuni momenti un po’ sopra le righe, ma ci può stare.




La narrazione è continuamente sospesa tra flashback del passato
e presente, tra realtà e incubo, lucidità e follia. Questa alternanza può forse creare un po’ di smarrimento, si consiglia di seguire questo film non dopo una giornata di fatiche. Serve attenzione.




Qualcosa va detto sul finale. E’ evidente che gli ultimi dieci minuti
sono stati aggiunti per allungare la durata del film. Questo purtroppo
fa perdere qualche punto al lavoro di Zuccon.
Il “primo” finale è meraviglioso, riesce persino a commuovere e regalare un soffio di ottimismo, mentre quello aggiunto riporta lo spettatore nell’incubo. Ma, ripeto, questi ultimi minuti non convincono per niente.




Ricapitolando definirei BB un horror di qualità, sicuramente
non accessibile a tutti, un'opera che ogni horrormaniaco “adulto”
dovrebbe vedere, primo appunto perché è un bel film, e poi soprattutto perché è un film italiano e chi oggi in Italia si sforza di proporre qualcosa
di diverso dalle solite commedie adolescenziali va sostenuto.
E mi raccomando ricorriamo al passaparola, perché sono sicuro ancora poche persone conosceranno questo BB; io devo ringraziare la rivista HorrorMania altrimenti sarei ancora fermo ai blockbuster USA
e poco altro.




PS:
Bad Brains è ispirato al racconto Just Before Delirium
di Enrico Saletti.




Voto Finale: 9




Scheda dell'IMDb


martedì 8 luglio 2008

Premio "Brillante Weblog"


Ho ricevuto questo premio dal fedelissimo lettore Bussisotto,
e colgo l’occasione x ringraziarlo!

http://farmacoultravioletto.splinder.com


Cosa significa Brillante Weblog?

Brillante Weblog viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza sia nei temi che nel design e il suo scopo è di promuovere
tutti nella blogosfera mondiale.


Regolamento:

1. Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando
il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog.

2. Scegli un minimo di 7 blog (o di più) che credi siano brillanti
nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link e avvisali
che hanno ottenuto il Premio Brillante Weblog.

3. (Facoltativo) Esibire la foto (il profilo) di chi ti ha premiato e di chi
viene premiato nel tuo blog.


Ecco i miei magnifici sette:


AlanMancuso.com

The Brainfuckers

Bussisotto

Fascination Cinema

Nuovo ringhio di Idefix

Recensioni Libere Cinema Musica Libri

XXX Aprile DCCLII A.C.

giovedì 3 luglio 2008

Aspettando "Ken il Guerriero - La leggenda di Hokuto"








Ci mancava solo il film di Ken Shiro.


Come se in questo periodo non fossi già abbastanza malinconico.




Sarà perché l’università sta finendo e mai mi sono trovato bene
come in questo ultimo anno...
sarà che ho scoperto due gruppi musicali (i Seether e gli Staind)
e sono rimasto colpito dai loro testi, così come mi era accaduto
per i Linkin Park (diciamolo: testi tutt’altro che allegri)...
sarà che ho conosciuto una persona splendida e la distanza
(e non solo quella) ci separa...
saranno tante altre cose…


Sarà che l’altra sera era tardi, facevo zapping davanti alla tv
prima di andare a dormire, dò un’occhiata a Coming Soon Television
a vedere se qualche trailer riesce a risvegliare l’entusiasmo
come era successo solo per 300, e vedo facce conosciute:
Ken, Raoul, Toki, Shu, Sauzer…
Era tardi, pensavo di essermi fatto un bel (bellissimo) sogno.




Un film su Ken? Nooo, impossibile.


Invece non stavo dormendo.


Sarà che da dicembre quando ho scritto il post-nostalgia su Dragon Ball, tante cose sono cambiate… io ad esempio sono cambiato.


Sarà che sono fatti miei e non penso vi interessino, e non ha senso annoiarvi con queste inutili riflessioni.


Ma Ken il Guerriero… non può che farmi venire in mente tanti ricordi. Bei ricordi. Ricordi d’infanzia.
Sono cresciuto con quel cartone. Se mi chiedessero quali ore vorrei rivivere della mia giovinezza (eh sì, oramai sono vecchio…) sicuramente chiederei di tornare a quando ingenuo e spensierato mi sedevo davanti
alla tv in attesa di assistere alle imprese del mio adorato eroe.


Un eroe dannatamente triste e malinconico.
Mi sono sempre un po’ rivisto in lui (ma io non sono un eroe…).




Ho adorato quel cartone. Impossibile non affezionarsi a tutti i personaggi.
Un cartone pessimista. Pieno di maschere tragiche, nessuna felice.
Né i buoni, né i cattivi.


Quello di Ken Shiro è un mondo governato da soprusi.
Dove l’unica “cura” è la violenza. Non c’è molto spazio per i sentimenti.
Il compito di Ken, come dice il fratello Toki, è “trasformare le lacrime
in sorrisi
”. C’è un solo modo per raggiungere l’obiettivo: usare la tecnica
di combattimento della Divina Scuola di Hokuto.


Ho fatto un giro sul web per qualche informazione in più
(anche perché non ci credevo ancora) venendo a conoscenza della trama del film: l’opera ripropone il combattimento tra Ken Shiro e Sauzer,
(uno dei più belli del cartone, ah Sauzer… il mio cattivo preferito!),
mostrato però dal punto di vista del fratello maggiore Raoul.
Ma ad essere sincero non ho voluto sapere altro.




Martedì prossimo ho l’ultimo esame della sessione estiva.
In questi giorni farò ancora un ultimo sforzo, poi voglio andare a vedere
il film con la testa libera da pensieri.


Mi porterò una tonnellata di fazzoletti dietro, so che mi verrà voglia
di piangere.


martedì 10 giugno 2008

Recensione: Saw 3 - L'enigma senza fine


Genere: horror
(maxi splatter)


Regista: Darren Lynn Bousman


Stati Uniti 2006



Il gioco dell’enigmista continua.
Questa volta la pedina si chiama Jeff,
padre di un bambino ucciso, un uomo assetato
di vendetta. Perdonerà chi gli ha causato del male? E riuscirà a salvare sé stesso???







Penserete: ma che tempismo perfetto… già da un po’ nelle sale c’è il quarto episodio e questo qui recensisce ancora il terzo… e io vi rispondo:
bé, qualche problema?


Battute a parte, la stessa cosa era più o meno successa quando recensivo
il sequel del primo (geniale) Saw - L’enigmista (nel mio vecchio blog, quello di Tiscali). In quel periodo sul web non si faceva altro che parlare del terzo capitolo, un film che ha spaccato il pubblico. Non ho avvertito
la necessità di andare al cinema per assistere all’esibizione
di macelleria gratuita. A un anno di distanza non ho cambiato idea.


Mi ricordo poi di un’intervista al regista letta
sulla rivista Horror Mania. Darren Lynn Bousman sosteneva che la sua fonte d’ispirazione
era Cannibal Holocaust.
Accidenti, ha proprio sparato in alto.


Se l’obiettivo era eguagliare o superare la violenza del film di Deodato (forse) la missione si può definire conclusa con successo, ma riuscire
a “disturbare” il pubblico come fa il più celebre
dei cannibal movies è un’impresa impossibile. Perché, lo ripeto, CH lascia un segno.
Questo Saw semplicemente non ci riesce. L’unico motivo di interesse
di questa saga è oramai la violenza, abbastanza gratuita, attraverso la quale
si mira a scioccare il pubblico. Ma io credo che solo qualche sprovveduto alla ricerca del brivido facile possa spaventarsi di fronte a tale scempio, per chi è patito di horror tutto quello splatter non fa poi così tanto effetto.





E’ qui il punto. Non conta tanto QUANTA violenza viene rappresentata, ma COME viene rappresentata. Questo Saw è un contenitore di violenza abbastanza estrema, solo quello. Oramai il messaggio lanciato nel primo film (certe persone non sanno apprezzare il dono della vita) ha lasciato spazio all’esibizione di (lasciatemelo cmq dire: geniali) scene di tortura.





Il problema è che quindi tu pensi: adesso vado al cinema a vedere Saw
e voglio scoprire che cosa si sono inventati per fare morire le persone. Questo non rientra nel mio concetto di horror come divertimento.


Come vi ho detto qualche riga fa le trovate del regista sono malate
e sadiche il giusto, però sono dell’idea che a furia di puntare “in alto”
poi si rischia di cadere precipitosamente. Prima o poi le idee vengono
a mancare, e si rischia il ridicolo. Sotto questo punto di vista il film fortunatamente “si salva”. Ma la sensazione di dejà-vu è lì che incombe, dietro l’angolo.


E qui mi ricollego al quarto capitolo. Sappiamo benissimo quello che avviene nei primi cinque minuti (lo ammetto: non ho resistito alla curiosità e ho visto il trailer). Ora mi chiedo: cosa tireranno fuori nel capitoli 5 e 6? Non so cosa succede nel quarto episodio, comunque cercherò di vederlo prossimamente, non mi sento di giudicarlo senza averlo visto,
non sarebbe corretto.




Se vogliamo spezzare una lancia a favore di questo terzo capitolo dobbiamo ancora una volta sottolineare che la trama è sufficientemente complessa, quasi tutti gli enigmi trovano una risposta adeguata ma (purtroppo, eccheppalle) alcune faccende rimangono in sospeso.
Immagino che la stessa cosa accada nel quarto capitolo.


Un altro problema è questo: non uno, dieci, cento ma mille interrogativi. Troppi. A più della metà otteniamo la risposta nel corso del film,
per i restanti… attendere prego, il sequel è in lavorazione.
E sai già che pure il sequel seguirà questo canone, divenendo forse
una (noiosa) catena di Sant’Antonio, con miliardi di percorsi che alla fine
temo che neppure regista e sceneggiatore ci capiscano più niente.
Ma finché gli incassi saranno ottimi, il gioco vale la candela.


Cosa resterà quindi di questo terzo capitolo oltre all'ultraviolenza?
La magnifica locandina, e gli splendidi wallpapers scaricabili
dal sito ufficiale del film.










Come avrete notato questa volta ho fatto il percorso inverso:
di solito prima parlo della trama e poi ci rifletto un po’ su.
Stavolta è accaduto il contrario. Diciamo che mi andava di dibattere
con voi sul tema dell’horror contemporaneo.


Anche qui non si deve generalizzare: ad esempio ho trovato REC
un ottimo prodotto (avevo scritto una bella recensione ma come vi avevo detto è andata perduta causa morte della memoria usb che la conteneva).
Più che altro mi lascia un po’ perplesso il successo di queste pellicole
(vedi anche Hostel e tanti altri orribili copioni che non ho nemmeno
il coraggio di nominare) e sentire dire certi giovani “questo è vero horror”.
No, questo non è horror.
Io oramai mi definisco un horror nostalgico. Questione di gusti.


Basta con le polemiche. Veniamo alla trama.


Jigsaw sta male. Molto male. Al suo fianco c’è Amanda, oramai sua fedele discepola-assistente.




La malattia lo sta divorando, e forse non gli permetterà di assistere
al suo ultimo "gioco".
Di conseguenza organizza il rapimento di una dottoressa, Lynn Denlon,
il cui compito sarà prolungare di qualche ora la vita del nostro malaticcio enigmista, pena la sua morte. Amanda pone sul collo di Lynn un collare con delle cartucce: il dispositivo è collegato alla frequenza cardiaca
di Jigsaw, e se il suo cuore si dovesse fermare i colpi di fucile
ucciderebbero Lynn.




Il protagonista del gioco questa volta è Jeff. E’ un padre sconvolto
dal dolore: suo figlio è stato investito e ucciso, e da quel momento nutre
un sentimento di astio e desiderio di vendetta nei confronti non solo dell’investitore, ma anche del giudice (che ha emesso una sentenza
troppo mite) e di una testimone oculare che non ha testimoniato.
Avrà modo di incontrarli nel suo cammino, e dovrà scegliere
tra il soddisfare la furia vendicatrice oppure optare per il perdono.




Non mi sento di dirvi altro, perché poi la trama si complica
e tra i personaggi in gioco ci sono dei legami che all’inizio del film
non si conoscono (ma, credetemi, si possono intuire quasi subito).


Rimane, purtroppo, la sensazione di già visto. Questo è un bel problema. Apprezzo lo sforzo del regista di tentare di stupire in continuazione ma, insisto a costo di diventare ripetitivo, l’unico motivo di interesse di questo film sono le scene splatter. Decisamente sadiche e perverse. Forse geniali. Però, ripeto, anche nelle scene di tortura si ha l’impressione di assistere
a una minestra riscaldata. E’ un’impressione personale, ma sono convinto
di non essere l’unico ad avere provato questa sensazione.


Per farla breve:


Il prodotto cade all'interno della letale morsa della serialità, la quale, come accaduto per horror cult del calibro di Nightmare e Venerdì 13, prevede per i vari sequel del capostipite soltanto l'amplificazione dell'elemento di spicco, quindi la violenza”. (fonte: FilmUP);


Le dinamiche appaiono un pò logore, tardive, ad effetto
(fine a sè stesse)
” (fonte: Splattercontainer).



Ricapitolando penso che questo film possa piacere agli appassionati
dello splatter, credo che possa soddisfare i seguaci della serie
mentre non ha senso guardarlo se vi siete persi i primi capitoli.
Consiglio a questi ultimi di recuperare il primo geniale capitolo:
un gioiellino.


Per quanto riguarda la mia opinione su questo terzo Saw non so francamente cosa dire, confrontato con il primo non regge il paragone, mentre se messo faccia a faccia con il secondo… probabilmente merita
la sufficienza.
Io tutto sommato mi sono abbastanza divertito.


Voto Finale: 6 (una sufficienza scolastica perché l’enigmista
rimane comunque una delle icone horror più affascinanti)





Scheda dell'IMDb



martedì 3 giugno 2008

Recensione: Masters of Horror - Dance of the Dead (Tobe Hooper)



Genere: horror fantascientifico
(poco splatter)


Regista: Tobe Hooper


Stati Uniti 2005



In un mondo devastato
dalla Terza Guerra Mondiale
e con la popolazione decimata
dalle armi batteriologiche,
bande di teppisti vagano in cerca
di sangue umano su commissione
di un losco figuro che utilizza il plasma per animare le serate del suo locale,
il Doom Room.






Non ho voglia di ricominciare ad annoiarvi dicendo quanto
sono impegnato in questo periodo, e bla bla bla.
Nel frattempo mi sono tolto un esame tosto (24).


Ho trovato un attimo di quiete e mi sembrava doveroso concludere
un discorso che era rimasto aperto da un po’ di tempo: le recensioni
degli episodi della prima stagione della serie
Masters of Horror.
L’episodio diretto da Tobe Hooper mi mancava. Ho colmato questa lacuna (Dio benedica l’adsl).


Dalle grigie opinioni lette sul web non credevo di essermi perso granché,
e invece questo rimarrà tra gli episodi preferiti.
La sceneggiatura dell’episodio è stata scritta da Christian Richard Matheson, il figlio del grande Richard Matheson, ispiratosi a un racconto del papà.


La vicenda è ambientata in un futuro nemmeno troppo lontano da noi.


Il mondo è in rovina. La popolazione è stata decimata dalle armi chimiche utilizzate
nella Terza Guerra Mondiale. Regna il caos.
Bande di delinquenti si aggirano nelle strade deserte alla ricerca di sangue. Il perché sarà presto svelato. Nel Doom Room, il locale più “in” della città, l’attrazione principale è la Danza della Morte. Cadaveri di giovani e avvenenti ragazze vengono rianimati
mischiando il sangue fresco con una sostanza utilizzata in guerra,
e vengono costrette ad esibirsi in macabri balli per la gioia
dei presenti in sala.





Facciamo però un passo indietro. Peggy lavora
in un piccolo ristorante con la mamma. Il papà è morto,
e pure la sorella. E’ una ragazza angelica,
distante anni luce dalle giovani che affollano
il Doom Room, ed è proprio questa sua “innocenza” che la rende attraente agli occhi di Jak, uno di quegli sbandati di cui parlavo prima. Uno sbandato però dal cuore d’oro.


Tra i due ragazzi, così lontani nel modo di essere e di vivere,
scatta l’attrazione. Peggy “si lascerà andare” ed imparerà quanto possa essere allo stesso tempo divertente e crudele la vita.
Vivrà una notte che non dimenticherà mai, che la cambierà per sempre.




Sono stato abbastanza vago nella trama ma non sono in vena di spoiler.


Parte degli spettatori ha detto
di trovarsi di fronte ad un prodotto commerciale. Non sono d’accordo. Certamente la “confezione”
(intendo dire la regia) del prodotto cerca di essere piuttosto accattivante,
e strizza l’occhio sia a

Saw - L’enigmista
che ai videoclip
di
MTV. Questo crea in molte situazioni confusione e senso di fastidio.
Ho cercato però di andare oltre alla superficie del prodotto,
cercando di estrapolarne qualche riflessione.


L’impressione personale è che Hooper esponga un po’ troppa carne
al fuoco. Il tema della famiglia, del divertimento estremo,
della guerra sono concentrati in meno di un’ora.


Non è certamente un episodio ottimista. Hooper ci parla di scheletri nell’armadio. In un mondo a pezzi nemmeno la famiglia appare più
come un rifugio sicuro. La mamma iperprotettiva e all’apparenza
punto di riferimento nasconde un terribile segreto.


L’angelica Peggy si lascia trascinare dal divertimento estremo.
Scoprirà quanto può essere dura la vita, e cambierà per sempre,
gettandosi alle spalle l’innocenza che la caratterizza nelle prime scene dell’episodio. Hooper ci dice che questa società è corrotta, malata
e marcia: se vuoi sopravvivere ti devi adeguare.
Non c’è spazio per l’innocenza e l’ingenuità.


L’episodio critica anche la filosofia
del mondo dello spettacolo secondo
la quale “the show must go on”.
Come già detto l’attrazione principale del Doom Room è l’esibizione
di cadaveri rianimati.
Tristi fenomeni da baraccone.
Lo spettacolo deve andare avanti
ad ogni costo, non ci sono limiti
alla decenza, alla morale, al buon senso. Alla pietà.
Una volta sfruttati a dovere i corpi vengono gettati in un cassone
e carbonizzati (la scena più tragica e disturbante del film).




Infine Hooper (questo è forse il messaggio più chiaro) rivolge uno sguardo al futuro.
Penso si rivolga soprattutto al suo presidente, criticandone l’indole guerrafondaia.
La guerra non porta nulla di buono.
Le scene del bombardamento sono angoscianti,
fanno ancora più impressione se si considera
che la ricostruzione cinematografica semplifica quello che accade nella realtà.


La riuscita del film (sì, parlo di riuscita, malgrado molti non saranno d’accordo) è anche merito di tre ottimi interpreti.
Jessica Lowndes, l’attrice che interpreta Peggy, è credibile nei panni
della ragazza semplice ed ingenua.
Anzi, vi dirò di più: esteticamente e caratterialmente Peggy
è la mia donna ideale. Forse chiedo troppo. Ma questi poi in fondo sono fatti miei.




Jonathan Tucker porta in scena un personaggio controverso.
E affascinante: i tipi come lui fanno perdere la testa a qualsiasi ragazza.
Jak è un teppista, ma a differenza del “compagno di merende” Boxx,
è decisamente più gentile e sensibile. Sotto sotto è un ottimo ragazzo,
ma si è dovuto adeguare alla feroce realtà che lo circonda.


Ma la scena è dominata dall’immenso Robert “Freddy Krueger” Englund, che nei panni del proprietario del Doom Room tira fuori il meglio
del repertorio, regalandoci un personaggio dal fascino perverso.




In conclusione credo che questo episodio potrebbe piacere a chi è poco pratico con l’horror, mentre probabilmente farà storcere il naso
a chi con il genere ha più confidenza.
Suggerisco comunque a tutti di guardarlo.



PS: avrei potuto esser più breve e riassumere il tutto in quattro righe. Prendo a prestito le parole di KinemaZOne, un utente del forum Axnet.it che ha scritto nella sua recensione:


Quello di Hooper è horror al 100%: irriverente, scorretto e blasfemo quanto basta a non offendere più di tanto le coscienze degli spettatori
e contemporaneamente a sfuggire al "taralluccievinismo" che incombe sempre sulle produzioni blockbuster
”.



Voto Finale: 8



Scheda dell’IMDb



Masters of Horror: il sito ufficiale della serie