Genere: horror/thriller
(poco splatter)
Regista: Fabrice Du Welz
Belgio 2004
Marc Stevens è un cantante che si esibisce negli ospizi.
Durante un temporale il suo furgoncino
ha un guasto nel mezzo di un bosco,
così trova rifugio in una locanda.
Bartel, il proprietario del posto,
è un vecchio artista lacerato dall'abbandono della moglie
L’arrivo di Marc destabilizzerà il precario equilibrio psicologico di Bartel.
Perché sei tornata Gloria?
Mi hai amato almeno un po’?
Vero che mi hai amato?
Dimmelo, dimmelo che mi hai amato!
Dillo, dillo!
Più forte, più forte!
E’ possibile riuscire a “disturbare” lo spettatore senza esporre
fiumi di emoglobina? Sì.
Non ci credete? Calvaire è il titolo che fa al caso vostro. E’ un film cupo, disperato, triste, negativo, morboso, suscita fastidio senza essere violento.
Com’è possibile tutto ciò? Scopriamolo insieme.
I minuti iniziali introducono il personaggio di Marc.
E’ un cantante che si guadagna da vivere esibendosi negli ospizi.
E’ l’unica fonte di gioia per quegli anziani soli e abbandonati a sé stessi.
Già da i primi minuti si respira un’aria di tristezza, desolazione, malinconia.
Lo spettacolo è finito, Marc se ne va.
E qui entriamo nel canovaccio dei survival horror.
Il pulmino si guasta nel mezzo di un bosco, Marc chiede aiuto
e trova il soccorso di un ritardato mentale, Boris, che lo accompagna
sino alla locanda di Bartel.
Bartel è un brav’uomo, ma il suo comportamento è ambiguo.
All’apparenza fa di tutto per aiutare Marc, ma… qualcosa non quadra.
Quando scopre che Marc è un artista il suo equilibrio psicologico
(già precario) crolla.
Bartel è un ex-comico, ritiratosi “dalle scene” una volta abbandonato
dalla moglie Gloria. In Marc rivede la compagna. E’ caduto nell’abisso
della follia e non c’è più verso di uscirne.
Per Marc è l’inizio dell’incubo, verrà sottoposto a torture
(fisiche e soprattutto psicologiche) devastanti.

Forse gli abitanti del paese vicino possono accorrere in suo aiuto…
o forse no.
Si dia il caso che nel piccolo borgo non ci sia una donna… e tutti vivano ossessionati dal ricordo di Gloria.

Marc è solo contro tutti.

Mi fermo qui, ho già detto troppo.
Come detto prima questo Calvaire sconvolge lo spettatore
senza mostrare eccessiva violenza, più che altro il punto di forza del film
è la disperazione dei protagonisti che rivestono il ruolo dei “cattivi”,
che ci porta a provare pena (e non antipatia come capita di sovente)
nei loro confronti. I loro comportamenti sono disgustosi:
alcune scene sono angoscianti, morbose e perverse: insomma, cult.
Il plauso va agli attori protagonisti, tra i quali spicca nei panni dello sfigato Marc Laurent Lucas, ma soprattutto il povero vecchio Bartel,
interpretato da Jackie Berroyer, che in molte scene riesce a commuovere.

Nel cast anche il mitico Philippe Nahon (lo straordinario killer
di Alta Tensione), anche lui tragico e commovente nell’ultima scena.
Bellissimo il titolo: quello di Marc è decisamente un calvario, una discesa agli inferi, una feroce tortura (immeritata) dalla quale non può sottrarsi.

Un vero shock questo film belga, feroce e inaspettato.
E' come se la pazzia generale fosse generata dall'assenza
di figure femminili. L'omosessualità non come scelta
ma come induzione.
L'assenza di donne impedisce il compromesso, la ragionevolezza,
fino a sfociare nella bestialità e nella pazzia.
In una scena apparentemente fuori luogo gli abitanti del paese ballano
in un locale sulle note di una canzone inquietante suonata al pianoforte, simbolo di tristezza mascherata da gioia causata, appunto, dall'assenza
di donne. Una danza fuori tempo e che vorrebbe essere liberatoria,
ma che descrive in realtà la tristezza e la desolazione
che circonda l'ambiente.
Il ritmo del film di Fabrice Du Welz è lento, ma gli shock visivi
che arrivano come una bastonata agli occhi dello spettatore
ne fanno un'opera paradossalmente scattante e malata.
Federico Lazzeri (Filmhorror.com)
Parole sante.
Sono sicuro che questo film non accontenterà tutti gli spettatori, girovagando sulla rete ho letto pareri decisamente discordanti,
soprattutto a riguardo della scena più discutibile (la danza nel bar).
Dal tono della mia recensione avrete capito che io sono uno del partito PRO Calvaire.
Pochi film sono riusciti a trasmettermi un senso di disperazione
come questo.
Voto Finale: 9














