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martedì 21 ottobre 2008

Recensione: La Terza Madre



Attenzione: alcuni dei contenuti
di questa pagina potrebbero offendere
l'intelligenza di chi legge.



Genere: horror

(molto splatter)


Regista: Dario Argento


Italia 2007



Lo spirito della potente strega

Mater Lacrimarum è stato risvegliato: Roma sarà spettatrice di un’escalation

di follia omicida.

La studentessa Sara è l’unica persona

che può affrontarla e sconfiggerla.






Premessa doverosa.

Secondo me più di qualcuno di voi avrà pensato: questo recensore

non ha cattiveria. Se date un’occhiata alle precedenti recensioni

non sono riuscito a dare un brutto voto. E’ vero, sono troppo buono.

Mi sforzo di trovare qualcosa di positivo persino nei film più anonimi

(non è comunque il caso dei film recensiti in precedenza, tutti godibili).

Beh, dopo questa recensione vi ricrederete.



In tempi di trilogie, remake, prequel, sequel, newquel è mia abitudine NON guardare un film se non ho visto i precedenti che in qualche modo

lo hanno ispirato.

Un anno fa ho ammirato Suspiria, tuttavia non ho visto Inferno,

il secondo capitolo della Trilogia delle Madri, quindi non mi sembrava giusto concludere la trilogia con un pezzo mancante.

Però se continuo a ragionare così vedrò pochi horror “recenti”

(ad esempio non ho visto Halloween di Rob Zombie perché “mi manca” l’originale), e tra l’altro dato che la programmazione Sky non offriva alternative interessanti mi sono buttato sull’ultimo lavoro di Argento.


Non l’avessi mai fatto. Accidenti che brutto film.


Eppure non è un prodotto “inutile”.

Mio papà che ogni tanto segue i film con me (se non si addormenta)

si è spaventato. Ma non per lo splatter, non per la palpabile tensione,

non per le trovate funamboliche del regista. No. Si è spaventato

per causa mia, perché dopo una decina di minuti ho iniziato a ridere.

E non la finivo più.




Perché purtroppo (o per fortuna?) La Terza Madre è un film horror

che regala numerose risate (involontarie).

Volete un esempio? Boh… a dire la verità a una ventina di ore dalla visione non mi ricordo quasi nulla del film.


Vediamo dunque di riordinare le idee (parecchio confuse, dopo la visione di questa barzelletta).


Due studiose aprono un’urna contenente chissà cosa. Una, Sara, si assenta. Dal nulla arriva una scimmia (un macaco, una bertuccia, che diavolo ne so) e tre pagliacci che fanno a pezzi la ragazza. Poi Sara rientra e viene inseguita dall'odiosa scimmietta: le porte sono chiuse ma si sente una voce e le porte misteriosamente si aprono.




Ovviamente Sara viene interrogata dalla polizia (antipaticissimi

gli attori), ma nessuno le crede: alla fine viene rilasciata e va a casa

di un amico.


La gente per strada incomincia ad impazzire. Le scene di isteria sono girate davvero male. Una donna prende un bambolotto (o forse un bambino)

e lo butta giù dal ponte. E rimbalza pure! Due uomini si pigliano a schiaffi. Qualcuno non trova di meglio da fare che prendere una spranga

e spaccare tutto. Qualcun altro piscia sui muri. Qualche cane fa la pupù

per terra e il padrone, evidentemente sotto possessione stregonesca,

non pulisce. Che crudeltà.

Bah, a dire la verità queste sono cose che succedono tutti i giorni...

E giù risate.




A Roma giungono delle ragazze conciate in modo a dir poco ridicolo:

ma non sono un po’ grandi per vestirsi così? Perché fanno le linguacce?

Ah, già, dimenticavo: sono streghe. Le Winx? Magari.

Antipaticissime. Patetiche. Odiose a dir poco. Non vorrei criticarle troppo però, perché ho paura di loro. Di un rito malefico, penserete voi. No. Sanno fare solo pernacchie e sberleffi. E giù altre risate.

Ho quasi i crampi.




Poi incontriamo un prete malato (Udo Kier che finite le riprese ha detto: “ho partecipato al film più schifoso della storia, Van Helsing 3000, eppure anche questo La Terza Madre non scherza in quanto

a bruttezza”), una sensitiva e un altro prete o santone o che cavolo è

(la scena dalla quale è stata presa l'immagine postata qui sotto

è uno dei tanti picchi di comicità del film).

Antipaticissimi pure loro. Ma allora è un vizio.

Beh, almeno la sensitiva è una bella donna. Il tempo di regalarci una scena lesbo (troppo breve, uffa) e la fanno fuori. Lei e l’amica. Che sfiga.

Quanto ben di Dio sprecato.




C’è pure un fantasma. Non facciamoci mancare niente! E’ la mamma della nostra protagonista. Era una potente strega bianca (cioè buona). Aiuterà la figlia nella lotta contro il Male. Perché Sara ha dei poteri,

ma non sa di averli.

Pure il fantasma con le sue ridicole e fastidiosissime apparizioni contribuisce al senso di nausea che nel frattempo ha preso il sopravvento sul sottoscritto. Ora non rido più.




Poi nei sotterranei della città c’è una tutta nuda. Chi cazz'è? .....

Ah già, mi sa che è la Terza Madre. Nella rivista Horror Mania avevano intervistato l’attrice (attrice? ahahahahah) alla quale è stato affidato

il delicato ruolo di impersonare la madre di tutte le streghe: Moran Atias. Gran bella ragazza, per carità. Non so se abbia fatto altri film,

né mi interessa saperlo. Magari ha fatto qualche calendario.

Il suo unico scopo in questo film è mostrare il suo (meraviglioso) corpo.

Per il resto è inutile pure lei.

Oddio, inutile..... rifatevi gli occhi cari lettori cliccando sull'immagine qui sotto!




Alla fine tutti si rincontrano per una grande festa (il sabba delle streghe)

e ne esce fuori un porcaio, un troiaio inenarrabile. C’è quella tutta nuda,

le oche-streghe e qualche demente che urla qualcosa di incomprensibile. Cos’è, un party di Halloween?




Poi muoiono tutti, la nostra protagonista e l’antipaticissimo poliziotto (almeno lo avessero squartato, era il minimo che gli si poteva augurare,

e invece nisba) si salvano e appena escono dai sotterranei.....

si mettono a ridere.

Allora pure loro hanno capito che La Terza Madre è potenzialmente un ottimo film comico. Meglio di decine di Scary Movie.




Il regista deve avere pensato: come trama fa pena, però se ci metto

un bel po’ di splatter molti spettatori sorvoleranno sui difetti.

Voleva buttarci del fumo negli occhi il nostro caro Dario.

Ma ha fallito anche qui. Le scene splatter sono grottesche,

sembrano improvvisate, messe lì a casaccio, e contribuiscono

(se ce ne fosse ancora bisogno) a rendere più penoso il prodotto.




Cosa salvare del film? Le scene di nudo (ma non è un porno, o comunque un film erotico), le scene (ripeto, involontariamente) comiche (ma non è un film comico) e poi? Niente altro.

Ma allora che razza di film ho guardato?

Non doveva essere un horror?


BOH ?????



Le recitazioni? Lasciamo perdere. Asia Argento mi è pure simpatica, si vede che ci mette l’impegno, si sforza (c’ha pure le occhiaie

a dimostrarlo), ma non raggiunge la sufficienza.

Gli altri attori non li conosco ma mi stanno egualmente sulle palle. Tranne le donne, ovviamente. O meglio, quelle che si spogliano. Le altre meritano tutte di morire

nel più atroce dei modi (nel film si intende). Soprattutto quelle stronze delle Winx. Fanculo loro e le loro pernacchie.


Si salva solo la scimmia.




E’ evidente che ho scritto questa recensione in stato confusionale provocatomi da questo abominevole lungometraggio.

Spero di riprendermi e tornare il solito recensore serio ed equilibrato.


Ragazzi, datemi retta: state alla larga da questo film (film?) e recuperate immediatamente Suspiria.

E di corsa.



PS1: vi segnalo una recensione spassosa su LaTelaNera.com;


PS2: non è da me essere così sarcastico, o tentare di massacrare il lavoro di un regista che ha comunque dato tanto al cinema italiano,

ma questa volta non ho resistito alla tentazione.

Scusami Dario, scusatemi fans di Argento.


PS3: le Winx sono fate e non streghe… chissenefrega.



Voto Finale: 3 (dato che si parla del terzo capitolo di una trilogia,

il numero tre era nell’aria, anche se mi sembra troppo alto…

ma mettete caso che le Winx si incazzano di brutto…prrrrrrrrrr)



Scheda dell'IMDb


mercoledì 15 ottobre 2008

Recensione: Broken



Attenzione: alcuni dei contenuti
di questa pagina potrebbero disturbare
la sensibilità di chi legge.



Genere: horror

(medio splatter)


Regista: Simon Boyes, Adam Mason


UK 2006



Una donna viene rapita da uno psicopatico ed è costretta a subire torture sia fisiche

sia psicologiche.

Riuscirà a salvarsi o sarà costretta

a soccombere?








Tra torture degne della fantasia malata dell’Enigmista

e continue umiliazioni che hanno un’apparente scopo di insegnare

a sopravvivere in condizioni di difficoltà, Broken si dipana

rifilando continui pugni nello stomaco allo spettatore.

Nessuna morale, nessuna metafora, solo urla, terra e sangue.


Horrormovie.it



Broken è bizzarro, lento, a tratti incredibile per la ferocia e l’eccentricità di questo scapestrato e disfunzionale mostro, carnefice e vittima

al contempo


Splattercontainer.com




Eccovi un pò di poster fighissimi!










Una donna è appesa a un albero. Corde robuste stringono il suo collo, impedendole quasi di respirare. Bisogna tagliarle, e in fretta.

Una lametta da barba fa al caso suo. Peccato che questa sia conficcata

dentro il suo intestino. La soluzione è una sola: togliere i punti,

frugare all’interno del suo corpo, evitando un auto-sbudellamento,

prendere la lametta e tagliare le corde.

Ma questa prova è solo l’inizio del “gioco”.




Hope arriva da un momento non facile. Il regista non lo dice cos’è successo precisamente (o forse io non l’ho capito), ma si intuisce che è rimasta sola con la figlia, il marito non c’è più. Però trova la forza di uscire

incontrando a cena un ragazzo. Forse ha trovato un uomo con cui

fare ripartire la sua vita. Ma non sarà così.


Il tempo di tornare a casa, mostrare un bel sorriso e un entusiasmo ritrovato all’amica e alla figlia, che alla nostra Hope tocca

la stessa sfortunata sorte della donna che abbiamo conosciuto

nei minuti introduttivi.




Buio. Il bosco. La cassa. L’albero e le corde che soffocano. La lametta.

Ma, come dicevo prima, questa per Hope è solo l’iniziazione.

Dal bosco sbuca un uomo. Evidentemente si tratta di uno squilibrato,

forse minato da anni di estrema solitudine (è la mia interpretazione).

Hope è la sua nuova donna. Nella mente del folle la prova dell’albero

è il test di ammissione nella sua “famiglia”.


Questo simpatico personaggio rapisce donne per utilizzarle come schiave. Non tutte hanno il carattere di sopportare le torture fisiche e psicologiche, ma con Hope ha trovato pane per i suoi denti. La nostra ha carattere

da vendere, e soprattutto a casa ha una figlia che la aspetta:

non può permettersi di morire.




Qui il film rallenta: dall’incipit (fantasticamente devastante, anche se molto simile ai vari Saw) con la donna appesa, poi l’introduzione della vita privata di Hope, e infine il suo rapimento e il superamento della prova, Broken entra nel vivo. E un po’ si spegne. Alla violenza qui subentra

il legame psicologico che si instaura tra vittima e carnefice.

Hope ovviamente è spaventata e allo stesso tempo piena di rancore e odio nei confronti del carceriere. Eppure tirerà fuori il carattere, farà buon viso a cattivo gioco e quasi quasi riuscirà a conquistare la fiducia del folle.




Ovviamente tenterà di scappare ogniqualvolta il nostro psicopatico metterà un piede in fallo. E qui, tanto per cambiare, assistiamo ai soliti clichè di questi film. La nostra Hope spreca in modo banale

le sue occasioni. Non mi va di entrare nei particolari ma purtroppo

si tratta di difetti che minano un po’ il risultato del film.


L’entrata in scena di un’altra ragazza rapita ravviverà il ritmo.
Ora abbiamo a che fare con una sorta di “famiglia”. Il folle è ovviamente il capo, Hope è diventata la sua donna, e la nuova arrivata, più giovane, è idealmente
la loro figlia. Nella ragazza Hope troverà un’alleata.




Non posso aggiungere altro. Dico solo che il finale è… se dicessi qualcosa,

anche un solo aggettivo, rovinerei la sorpresa. Di sicuro impatto.


Questo è un film girato con due soldi. La fotografia è splendida.

Il luogo dove si svolge meravigliosamente suggestivo:

un bosco sperduto, chissà dove.




Broken secondo me non ha nulla da invidiare ai più celebri torture porn alla Saw o Hostel (più Saw che Hostel a dire la verità), però non si ferma solo alla ferocia del killer (e quindi allo splatter), ma cerca

di analizzare il rapporto quasi morboso che si instaura tra vittima

e carnefice.




Non sapremo mai perché il maniaco si comporti così, come rapisca

le sue vittime, dove le porti (passa più di un mese e nessuno cerca Hope?), ma questo in fondo non è un problema.

Il tutto è lasciato all’immaginazione dello spettatore.

Più che altro infastidisce, come già detto poc’anzi, il comportamento sciocco delle vittime, che non riescono a sfruttare i passi falsi del mostro. E come da tradizione il nostro cattivo è pressoché invincibile.


Anche il finale lascia qualche domanda senza risposta (perché il maniaco decide di…???), ma penso che ogni spettatore senza sforzi eccessivi

possa dare la sua interpretazione.


Le recitazioni sono più che dignitose, in particolare la mimica del folle

è decisamente inquietante.

Broken è il classico esempio di come con un budget ridotto,

una storia semplice (già vista), un’ambientazione suggestiva, violenza

non eccessiva (i picchi si toccano all’inizio e alla fine, ma nel corso del film a dire la verità mi aspettavo più sangue), un mix di morbosità e sadismo,

si possa creare un prodotto più che dignitoso.




Secondo me dal punto di vista dello splatter non è poi così eccessivo, eppure per il contenuto, per la cattiveria (più psicologica che fisica), Broken non è un film consigliabile a tutti.



Voto Finale: 9



Scheda dell’IMDb



mercoledì 8 ottobre 2008

Recensione: Zombie Honeymoon


Genere: horror

(medio splatter)


Regista: David Gebroe


Stati Uniti 2004



Denise e Danny, neosposi, sono in luna di miele. Danny viene aggredito

da un misterioso individuo

sulla spiaggia, e muore.

Ma si tratta di morte apparente:

Danny si risveglia.

Ma non è più il Danny di prima…








“Qui ci vuole un brindisi. Alla coppia più veloce d'America: nel giro di un fottuto week-end c'è stato

un matrimonio, una luna di miele, una morte

e il ritorno alla vita!”







Fino a quale punto ci si può spingere se si ama una persona?

E’ la domanda che si pone Denise.


D&D si sono appena sposati. Partono per la luna di miele, carichi di sogni, desideri, ottimismo.





Una tranquilla giornata sulla spiaggia. Danny riposa. Denise disegna.

Un disegno inquietante, forse un presagio. Così è. Dall’acqua spunta

un uomo (una scena piuttosto inquietante). Non sembra in grande salute quell’uomo. Si avventa su Danny e gli vomita un liquido addosso.

Danny muore.





Anzi no. Un attimo dopo avere constatato il decesso i medici

rimangono a bocca aperta: Danny è vivo e sta benissimo.


Oddio, benissimo.. insomma…

Qualcosa è cambiato. Dannny è inquieto. E, soprattutto, affamato.

Di carne umana.

A questo punto Denise di trova di fronte a un dilemma: aiutarlo

o abbandonarlo a sé stesso?





E’ qui che, conscia della promessa mantenuta sull’altare (in salute

e in malattia), decide di rimanere al suo fianco.

E qui entra in gioco lo splatter.


Un po’ commedia (un po’ poco…), un po’ dramma, abbastanza

(ma non troppo) horror, ZH è un film interessante.

Abbastanza diverso dagli standard. Si usa la figura dello zombie

in un contesto diverso. Il morto vivente questa volta non assedia

una casa in campagna, un centro commerciale, ma l’intimità di una coppia. Forse il regista vuole portare sullo schermo anche un po’ di riflessione sociale: il matrimonio può cambiare il rapporto di coppia? Lo fortifica?

Lo indebolisce?


Nel nostro caso la risposta è palese. Denise non abbandonerà mai Danny (bella e commovente la cena a lume di candela con Danny oramai

fuori di senno).





La storia coinvolge abbastanza. I protagonisti risultano gradevoli.

Questo ZH non si discosta molto dai canonici film dove il protagonista viene contagiato: penso a La Mosca o Un lupo mannaro americano a Londra. Il destino dei protagonisti è segnato dal momento del contagio, lo spettatore, coinvolto “emotivamente” si augura il miracolo ma…





Ecco quello che deve essere il punto di forza

del film: il coinvolgimento. Sotto questo punto

di vista ZH funziona in parte, perché non sempre l’attenzione dello spettatore è stimolata,

c’è qualche punto morto. E forse un po’

di prevedibilità: la trama in sé è interessante

(ovvero analizzare gli effetti del contagio

nel contesto matrimoniale), ma lo svolgimento

è scontato.


Consiglio questo film a chi adora contemporaneamente (quindi immagino

poche persone…) i film horror e i film romantici.

Di sicuro merita un minimo di attenzione, perché è l’ennesimo tentativo (riuscito o meno la voi la scelta, secondo me abbastanza) non di innovare

o stravolgere i canoni del genere, ma solo di raccontare in modo “diverso” una semplice storia d’amore.



PS1: il film che un uomo infuriato restituisce al commesso

di un videonoleggio è il primo lavoro del regista di ZH.


PS2: il ragazzo del videonoleggio indossa una t-shirt che omaggia

Zombi 2 di Lucio Fulci



Voto Finale: 7



Scheda dell'IMDb