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martedì 16 ottobre 2007

Recensione: Final Destination 3


Genere: horror
(molto splatter)

Regista: James Wong

Stati Uniti 2006


Grazie alla premonizione di una ragazza alcuni suoi amici evitano la morte in un drammatico incidente sulle montagne russe.
Ma la Morte continua a perseguitarli...




Ennesimo sequel di un sequel, questo film conclude la trilogia iniziata da Final Destination. Se ne valesse la pena, questa è una bella domanda.

Il primo episodio era discretamente interessante, buona l'idea, ma un po' lento e troppo riflessivo; il secondo aggiungeva un poco di splatter, era meno cerebrale e più veloce e sbrigativo; questo terzo capitolo, per "innovare" qualcosa, introduce la trovata delle fotografie nelle quali è contenuto l'indizio che può salvare il malcapitato da una morte certa.

Questa trovata è efficace? A mio avviso no. Dico questo perché la storia è stata sfruttata e spremuta doverosamente nei precedenti due episodi, e francamente ha stufato non poco.

A "discolpa" posso dire che si tratta di un efficace horror per adolescenti, senza troppe pretese.

Chi con il genere ha un po' d'esperienza, capisce di trovarsi di fronte ad un prodotto che manca di originalità: non si sa più come fare morire i protagonisti, si va alla ricerca di morti "creative" che rischiano sempre di più di scadere nel ridicolo, anziché spaventare.

Speriamo sinceramente che la saga finisca qui.

Pochi ne sentiranno la mancanza.



Voto Finale: 4


Scheda dell'IMDb


lunedì 15 ottobre 2007

Recensione: Final Destination 2


Genere: horror
(molto splatter)

Regista: David R. Ellis

Stati Uniti 2003


Un gruppo di persone evita la morte in un drammatico incidente stradale grazie alla premonizione di una ragazza.
Anche questa volta la Morte tornerà per prendersi le loro vite.




Chi si aspetta sconvolgenti innovazioni nella serie, rimarrà ovviamente deluso.
La trama è (ovviamente) ispirata al primo film,
e poche sono le differenze sostanziali (a partire dall'incidente dal quale scampano i protagonisti).

La mia impressione (positiva) è che il film scorra via più veloce del primo, e garantisca un buon intrattenimento, rispetto al precedente che in alcuni momenti è un po' più riflessivo (e pure un poco noioso).

Un'altra importante differenza rispetto al primo è che il regista ha deciso di virare verso lo splatter, mettendo in scena morti più sanguinolente rispetto al primo episodio. Se questo sia un bene o un male, dipende dai gusti dello spettatore.

Come detto nella precedente recensione, l'idea alla base del film è davvero qualcosa di "innovativo" e diverso dal solito, ma questo sequel si limita a "copiarla" rispetto al precedente, aggiungendo solo litri di sangue. E l'originalità va quindi a farsi benedire.

E' per questo che, nonostante mi sia piaciuto di più rispetto al primo Final Destination, devo dargli un voto più basso.


Voto Finale: 6


Scheda dell'IMDb


domenica 14 ottobre 2007

Recensione: Final Destination


Genere: horror
(medio splatter)

Regista: James Wong

Stati Uniti 2000


Un gruppo di studenti, grazie alla premonizione di uno di loro, si salva da un disastro aereo.
Ma la Morte esige le loro vite...



Mi sembra giusto scrivere due righe su questo classico horror per teenager che ho visto per la prima volta qualche mesetto fa... conoscevo il sequel, e l'idea alla base del film mi aveva incuriosito, e mi sembrava scorretto darne un giudizio senza avere visto il primo episodio, quello che ha dato il via alla fortunata serie.

Questi horror, se così li vogliamo chiamare, non mi attirano più di tanto, anche perché è consuetudine che la trama sia banale e scontata, e i dialoghi piuttosto elementari.
Però mi sento di spezzare una lancia a favore del regista, che ha avuto una buona idea: se, per pura casualità, si sfugge alla morte, è possibile che la Signora di nero vestita reclami nuovamente la vita del fortunato? Evidentemente sì, per il regista. La Morte insegue i superstiti, fino a che non ha ottenuto le vite che desiderava, a meno che non si riescano
ad ostacolare i suoi piani prevedendo quando questa sta per colpire, interpretando dei segnali.

Il film sta tutto qui, i protagonisti hanno poco spessore, i dialoghi sono scontati, l'attenzione dello spettatore si rivolge esclusivamente alle bizzarre morti dei protagonisti... piuttosto originali e "divertenti" (ma da qui a dire che spaventino...).

Un horror per tutti dunque: poco splatter (più accentuato nei due sequel), personaggi giovani e abbastanza simpatici, la presenza di un'istituzione della cinematografia horror, Tony Todd (ruoli importanti nel remake de La notte dei morti viventi e in Candyman per citarne alcuni) che innalza lo spessore di questo filmetto semplice semplice.


Voto Finale: 7


Scheda dell'IMDb



venerdì 12 ottobre 2007

Pillole dal fumetto "300"



La mia passione per 300 è sempre più viva… ieri sera ho visto il film finalmente in DVD (rigorosamente edizione disco doppio): cosa dire, secondo me è una delle storie più belle che siano mai state raccontate al cinema.

E’ passato oramai (ahimé) un anno da quando avevo visto per la prima volta il trailer… è stato subito colpo di fulmine. Ho immediatamente cercato informazioni sul web, e sono rimasto sbalordito di fronte alla bellezza delle immagini e alla profondità della storia.

Ho immediatamente comprato il fumetto di Frank Miller: l’ho letto e riletto migliaia di volte, in attesa del film…

Sul film non serve dilungarmi, c’è la recensione (un po’ di parte, ma comunque onesta).
Voglio qui omaggiare il capolavoro di Frank Miller riportando le frasi più significative del fumetto. Buona lettura.




L’esercito persiano è talmente imponente che quando marcia fa tremare la terra.

Ora vuole schiacciare la Grecia, un’isola di ragione e di libertà
in un mare di misticismo e tirannia.

L’unica barriera tra la Grecia e questa ondata di devastazione
è un piccolo distaccamento di soli trecento guerrieri.

Ma questi non sono semplici uomini…

sono SPARTANI!



Delio: Freddo, ecco che aveva. Freddo. E fame. Era la sua iniziazione. Da solo nella foresta. Sarebbe tornato da spartano… o non sarebbe tornato.
E così il ragazzo, dato per morto… tornò e fu re.


Delio: Dormiamo. Il re è solo con i suoi pensieri. Solo, con il peso di un mondo intero sulle spalle. Sono passati più di quarant’anni dall’episodio del lupo e di quel gelido inverno. Ora, come allora, non è la paura a dominarlo. No. E’ l’irrequietezza, una più acuta percezione delle cose. Le rocce sotto i suoi piedi. La brezza salata. Il russare e il respiro lieve dei trecento ragazzi a lui affidati… tutti pronti a morire per lui senza esitazione, fino all’ultimo.
Pronti a morire, riflette Leonida.
Pensano di sapere cosa significhi.


Delio: E’ irrequieto, frustrato. I suoi cinquant’anni sono stati una strada che ha portato diritto a questo splendido momento voluto dal destino… a questo raggiante scontro di scudi e lance e di spade e ossa e di carne e di sangue. Ma mancano ancora giorni. E anche se conduce i suoi preziosi trecento a una morte certa… il suo unico rimpianto è poterne sacrificare così pochi. Ogni spartano, uomo o donna, dovrebbe partecipare a questa gloria, alla vittoria che sarebbe stata ottenuta, se re Leonida non fosse stato tanto ostacolato.


Gorgo: Spartano!
Leonida: Sì, mia signora?
G: Torna col tuo scudo… o sopra di esso.
L: Sì, mia signora.


Delio: “Addio amore mio”. Non lo dice. Non c’è posto per la tenerezza. Non a Sparta. Non c’è posto per la debolezza. Solo i duri e i forti possono definirsi spartani. Solo i duri. Solo i forti.
Una donna forte. Un’ottima moglie. Ma per lui, ora, è solo un ricordo.
Non la rivedrà mai più.
Non rivedrà mai più Sparta.


Capitano: Un terremoto!
Leonida: No, capitano, non è un terremoto. Ai posti di battaglia!


Delio: Una belva feroce si avvicina…pregustando il suo pasto. Un’armata tanto imponente che quando marcia fa tremare la terra. Un esercito di una vastità inimmaginabile pronto a divorare le Grecia… a soffocare l’unica speranza di ragione e giustizia che abbia il mondo


Delio: Con i cuori uniti in un canto muto… attacchiamo. Spalla a spalla, scudo contro scudo… Con gli occhi fissi su quelli dei nostri odiati nemici, assaporando il oro crescente terrore… colpiamo. Uniti, fusi come una sola creatura… indivisibili, impenetrabili, inarrestabili… incalziamo.
I persiani boccheggiano e farfugliano e urlano e inciampano e cadono e precipitano. I loro cervelli macchiano la pietra salmastra, i polmoni aspirano il mare mortale, salato. Noi spartani ridiamo come impazziti, e incalziamo ancora.
Nessun prigioniero.
Nessuna pietà.
Per gli dei, che splendido inizio.
Cento nazioni calano su di noi. Belve del deserto, che ringhiano, ruggiscono. I barbari urlano. Gli eserciti di tutta l’Asia… che hanno giurato di schiacciare le impertinenti polis greche… di rendere schiavi i soli uomini liberi che il mondo abbia mai conosciuto.
Il combattimento non vede interruzioni. Non c’è un istante per alleggerirci dei nostri scudi o cercare sollievo dal bronzo dei nostri elmi ardenti come la brace. Non c’è una possibilità di riprender fiato. Non c’è il tempo per far rallentare i nostri cuori.
Saremmo preoccupati per il nostro re, se solo riuscissimo a stargli dietro…
Come un oceano infuriato che scaglia un’ondata dopo l’altra contro una scogliera inamovibile… i persiani cadono ad ogni avanzata.
Facciamo ciò per cui siamo stati addestrati.
Per cui siamo cresciuti.
Per cui siamo nati.
Nessun prigioniero.
Nessuna pietà.
Che splendido inizio.


Leonida: Fammi indovinare. Tu devi essere Serse.
Serse: Leonida, discutiamo insieme. Sarebbe un deplorevole spreco, sarebbe pura follia, se tu e le tue truppe valorose moriste solo a causa di un semplice, evitabilissimo fraintendimento.
L: Non preoccuparti per noi. Non ci siamo mai divertiti tanto.
S: Parole coraggiose. Parole spartane. La tua è una tribù affascinante. Le nostre culture potrebbero condividere tante di quelle cose.
L: Abbiamo condiviso la nostra cultura tutta la mattina.
S: Basta con il sarcasmo. Voi greci andate orgogliosi della vostra logica. Ti suggerisco di utilizzarla. Immagina la splendida terra che difendete con tanto vigore. Immaginala ridotta in cenere. Pensa al fato delle vostre donne.
L: Non conosci le nostre donne. A giudicare da quanto ho visto, sarebbero potute venire qui anche loro. Tu hai molti uomini, Serse, ma pochi soldati. E tra non molto, loro temeranno le mie lance molto più della tua frusta.
S: Non è la frusta che temono. E’ il mio potere divino. Ma io sono un dio generoso. Posso renderti ricco oltre ogni limite. Posso nominarti generale di tutta la Grecia. Farti portare il mio stendardo di battaglia nel cuore dell’Europa. Gli ateniesi tuoi rivali si inginocchieranno ai tuoi piedi, se tu ti inginocchierai ai miei.
L: E’ una grande offerta. Sarei un pazzo a rifiutarla. Ma inginocchiarmi… purtroppo, mentre sterminavo i tuoi schiavi mi è venuto un brutto crampo alla gamba. Credo proprio che rifiuterò.
S: Mi rattristi. La mia generosità è pari alla mia ira. Cancellerò persino il ricordo di Sparta dalle cronache. Non ci sarà gloria alcuna nel vostro sacrificio. Nessuno verrà mai a saperlo.
L: Lo sapranno. Guardati alle spalle. I tuoi uomini mi sembrano nervosi.


Delio: Il re riesce appena a contenersi. La sorte è propizia! Serse ha tradito un difetto fatale: la hubris.
La superbia.
Si crede un dio.
La superbia. Rende ogni uomo stupido. Facile da provocare. Facile da ingannare.
Prenderà l’esca. La prenderà.


Delio: Marciano muniti nella loro figura impeccabile. I loro passi collettivi mossi perfettamente all’unisono percuotono la terra come il martello del dio del fuoco. La guardia reale di Serse. L’élite guerriera persiana. L’armata più letale di tutta l’Asia.
Gli Immortali.
Ora, mentre siamo ancora freschi e all’apice delle nostre forze, prima che ferite e stanchezza abbiano la meglio, il re pazzo ci scaglia contro quanto ha di meglio.
Serse ha preso l’esca. E la trappola è scattata.


… Gli Immortali. Mettiamo a dura prova a il loro nome…


Trionfo. La vittoria è nostra. I temibili Immortali rientrano nei loro accampamenti come cani bastonati e ogni persiano li vede. E ora chi oserà inviare Serse? Quali delle sue legioni avrà l’ardire di affrontare gli spartani? Persino il re si concede di sperare in qualcosa di più della gloria. Una speranza talmente stupida, ma è là.
Contro le sterminate orde dell’Asia, contro ogni possibilità, possiamo farcela. Possiamo tenere le Termopili.
Possiamo vincere.
… Schioccano le fruste. I barbari urlano. Nelle retrovie gridano “Avanti!”. In prima linea gridano “Indietro!”.
Cento nazioni calano su di noi. Gli eserciti di tutta l’Asia.
In questo stretto corridoio, il loro numero non vale a niente.
Cadono ad ogni avanzata. Re Serse è scontento. Rimprovera i suoi generali. Spedisce mostri provenienti dall’altra metà del mondo. Ma sono bestie stupide, goffe. E i mucchi di cadaveri persiani sono scivolosi.
Il giorno si trascina. Perdiamo pochi uomini. Ma ogni spartano abbattuto è un caro amico o un amato congiunto. Sentendo il rantolo di suo figlio prima di morire, il capitano rompe le righe. E’ stravolto. Ha sete di sangue. Ci vogliono tre uomini per fermarlo.
La vittoria è nostra.
Nessuno canta.


Serse (al traditore Efialte): Sono generoso. Il crudele Leonida ti ha chiesto di stare ritto in piedi. Io ordino solo che ti inginocchi.


Daxos: Leonida! E’ la fine! E’ la fine, ti dico! Saremo sconfitti! Un gobbo traditore ha guidato gli Immortali di Serse sul sentiero nascosto dietro di noi! I focesi che hai messo laggiù sono fuggiti senza combattere! La battaglia è finita, Leonida! Prima di mattina, gli Immortali ci circonderanno, le Termopili cadranno!
Leonida: La battaglia sarà finita quando lo deciderò io, Daxos. Spartani! Preparatevi alla gloria!
D: La gloria?! Sei impazzito? La gloria è perduta, ormai! Restano solo la ritirata o la resa o la morte!
L: Per noi la scelta è facile, arcade! Gli spartani non si ritirano! Gli spartani non si arrendono! Ora và, diffondi la notizia! Che tutti i greci qui riuniti conoscano la verità. Che ciascuno di loro guardi nella sua anima, mentre tu guarderai nella tua!
D: Maledetto. Maledetto. Buona fortuna, Leonida. E addio.
Leonida: Piccoli miei, venite. Gli dei sono con noi. Domani accenderemo un fuoco che brucerà nel cuore degli uomini liberi per tutti i secoli a venire. Nessuna ritirate. Nessuna resa. Questa è la legge spartana. E secondo la legge spartana, noi ci batteremo e moriremo. La legge. Noi non sacrifichiamo la legge alla volontà e al capriccio degli uomini. Queste erano tradizioni antiche. Tradizioni tristi e stupide. Quelle di Serse e dei suoi simili. E’ iniziata una nuova era. L’era delle grandi imprese. L’era della ragione. L’era della giustizia. L’era della legge. E tutti sapranno che trecento spartani hanno esalato l’ultimo respiro per difenderla.
Stelio: Siamo con voi, sire. Fino alla morte.
L: Non ve l’ho chiesto. La democrazia è per gli ateniesi, ragazzo.
S: Sì, mio sire.


Delio: … ma… ma, sire… io sto bene. Sono pronto a combattere.
Leonida: E’ vero. Ma tu possiedi un talento che non ha nessun altro spartano. Tu riferirai i miei ultimi ordini al consiglio, con brio e con calore, e farai in modo che ogni greco sappia quello che è successo qui. Tu racconterai una grande storia. La storia di una vittoria.
D: Una vittoria?... Sì, mio signore. Sire… avete qualche messaggio…
L: … per la regina? Niente che vada detto a voce.


Delio: Un pugno di uomini resta. Migliaia che vanno via. Solo uno si guarda indietro. Solo Delio.


Leonida: Spartani. Preparate una colazione abbondante… perché stasera ceneremo nell’Ade!


Efialte: Laggiù. Quelli là non vi daranno grane. Non sono spartani. E’ solo qualche tespiano sbandato. Mostrate le vostre lance e fuggiranno come i focesi di prima. Non serve ucciderli. No… non serve… … no… … non c’è ragione…


Delio: Coraggiosi tespiani. Coraggiosi principianti. Fanno del loro meglio. Le loro urla tristi echeggiano in cima alle colline… e negli abissi dell’anima infelice di un mostro.


Delio: L’elmo lo soffoca. Lo scudo è pesante. L’elmo lo soffocava. E lui deve vedere lontano. Il suo scudo era pesante. Lo sbilanciava. E il suo bersaglio era distante…
… Gli antichi dicono che noi spartani discendiamo da Eracle in persona. Il prode Leonida testimonia la nostra discendenza. Il suo urlo è protratto e fragoroso e pieno di risate. Fissando la morte dritto negli occhi, Leonida ride.


Leonida: Regina mia. Moglie mia. Amore mio. Sii forte. Addio.


Se un’anima libera dovesse mai incrociare questo luogo… in tutti gli innumerevoli secoli a venire… che le nostre voci ti giungano da pietre senza età. Và, o passeggero, narra a Sparta… che noi qui morimmo in obbedienza alle sue leggi.


Delio: E così morì il mio re. E così morirono i miei fratelli. Neanche un anno fa. A lungo ho riflettuto sulle criptiche parole del mio sovrano a proposito della vittoria. Il tempo gli ha dato ragione. Tutti i greci liberi sanno che il prode Leonida e i suoi trecento hanno dato la vita non solo per Sparta, ma per tutta la Grecia… e per la speranza che rappresenta il nostro paese. Il nostro paese. La nostra nazione. Ora ispirati, unificati, abbiamo messo da parte le rivalità del passato e congiunto le forze per cacciare l’invasore dalle nostre sponde. Dalle nostre sponde e dai nostri mari. Nelle acque di Salamina, la supremazia degli ateniesi in mare ha permesso alla flotta greca di sgominare la flotta persiana! E ora qui, su questo roccioso e frastagliato scampolo di Grecia chiamato Platea, le orde di Serse affrontano la disfatta! I barbari si stringono l’un l’altro. Il terrore serra i loro cuori con dita di ghiaccio, sapendo cosa hanno subito per mano dei trecento, Scrutano questa pianura in direzione dei diecimila spartani al comando di trentamila greci liberi! Il nemico ci supera solo di tre misere volte. Ottime probabilità per ogni greco. Oggi, salveremo un mondo da tradizioni vecchie, antiquate, stupide… e daremo inizio a un futuro più luminoso di quanto possiamo immaginare. Soldati, ringraziate Leonida e i suoi impavidi trecento… e preparatevi alla guerra! Parte l’ordine. Suonano i flauti.

Attacchiamo… per la vittoria.


mercoledì 10 ottobre 2007

Recensione: La casa del Diavolo



Titolo originale: The Devil's Rejects


Genere: horror
(molto splatter)


Regista: Rob Zombie


Stati Uniti 2005


La famiglia Firefly è sotto assedio.
Lo sceriffo Widell ha scoperto il loro rifugio.
Dopo una feroce sparatoria Otis e Baby riescono a fuggire e si ricongiungono

con Capitan Spaudling.
Ma lo sceriffo non si dà pace, ha un solo obiettivo: catturare i tre maniaci per vendicare la morte del fratello.









"Io sono il Diavolo. E sono qui per fare il lavoro del Diavolo".

(Otis Firefly)




Odio. Follia. Vendetta. Sangue. Dolore.


Un film crudo, violento, malato, sadico, sporco, osceno, volgare.


Insomma, un capolavoro...


Battute a parte, questo è il cinema di Rob Zombie,

al suo secondo lungometraggio dopo l'esordio

con il divertente La casa dei 1000 corpi .

E di strada ne ha fatta, il nostro metallaro...


Se non l'avete ancora capito (difficilmente mi riesce spontanea un'introduzione così "ad effetto"),

è meglio chiarire per correttezza di chi legge,

questo prodotto lo considero uno dei migliori film

horror che abbia visto. E potrete notare che

con il genere ho una discreta confidenza...


Non siete d'accordo? Vi capisco.

Ho fatto un giro sulla rete e ho notato opinioni molto discordanti.
Chi lo ritiene una schifezza, chi lo giudica come un prodotto mediocre,

chi lo definisce interessante, chi parla

di capolavoro. La competente rivista Horror Mania e molti siti web

che trattano di horror lo giudicano come il migliore horror del 2006,

e probabilmente uno dei migliori degli ultimi anni. Io sono d'accordo.
Sono però consapevole che questo film difficilmente potrebbe piacere

a chi non ha dimestichezza con il genere anzi, dirò di più, penso che persino alcuni (spero comunque pochi) appassionati di horror non condividano

il mio entusiasmo.


La regia di Rob Zombie è un po' diversa dai soliti prodotti che siamo abituati

a vedere: questa sua peculiarità

la si può soprattutto notare

nel lavoro precedente.

Una regia videoclippara

(più accentuata, a dire il vero, nel film precedente), con luci, musiche e colori, che ha infastidito non pochi spettatori. E dialoghi spesso stupidi, volgari, sciocchi...


La casa dei 1000 corpi era un film divertente, ma immaturo,

perché conteneva in sé molte figure del cinema di genere

(teenager in cerca di guai, famiglia di pazzi, zombie, dottore matto),

decisamente troppe. Insomma, scadeva tutto nel dejà-vu.


Ma La casa del Diavolo è altra roba...

sui dialoghi la musica non è cambiata molto

(e qualche dialogo è probabilmente un po' insensato ai fini della storia e potrebbe risultare

quindi fastidioso), ma vedo solo pregi...


Innanzitutto i personaggi: azzeccati tutti.

Attori in palese stato di grazia.

Il trio Bill Moseley - Sid Haig - Sheri Moon regala un'interpretazione folle e disturbante, a dir poco perfetta. Soprattutto i primi due, li considero davvero grandi attori: meriterebbero maggiore visibilità e notorietà, non solo nel circoscritto mondo dell'horror...
La moglie di Rob Zombie è poi brava a caratterizzare

un personaggio dalla doppia personalità: Baby è allo stesso tempo una ragazza ingenua e una pazza assassina.
Proprio la ragazza della porta accanto...

Ma non posso fermarmi solo ai tre protagonisti, senza nominare l'antagonista che tiene loro testa dall'inizio alla fine: lo sceriffo Widell

(fratello del poliziotto ucciso nel primo film

da mamma Firefly), interpretato da un impressionante William Forsythe. Immenso.


Sono eccellenti pure i "comprimari".
Qui troviamo due "mostri sacri" del cinema di genere: Ken Foree (Zombi
di Romero), nella parte del fratello di Capitan Spaulding e Michael Berryman

(protagonista del cult Le colline hanno gli occhi), e non dimentichiamo la (a dir poco schizzata) mamma Firefly Leslie Easterbroock (nel precedente film il ruolo era di Karen Black, anche lei attrice di culto).
Spettacolari i due cacciatori di taglie Danny Trejo

(ha una faccia impressionante!) e il wrestler

Diamond Dallas Page.
Non scordo facilmente nemmeno la sfortunatissima famigliola
presa ostaggio dai pazzi in fuga.


Bastano grandi interpretazioni a fare grande un film?.
Forse sì. Ma Zombie è andato oltre.


La storia non può lasciare indifferente

lo spettatore: prima questo è ovviamente ostile

ai Firefly, visto quello che combinano

alla famiglia presa in ostaggio nel motel.

Sono momenti tesi e crudi, chi dice che

non si avverte la tensione mente.

Con quei pazzi non si sa mai cosa può accadere... ma sai che molto probabilmente

la cosa andrà a finire male.


Ma anche lo sceriffo Widell non è da meno.

La sua ossessione di vendicare il fratello lo porterà a usare metodi

che non si addicono ad un bravo poliziotto...


Ecco il bello del film: i cattivi non sono poi così malvagi (i famigliari Firefly sono molo legati tra loro, e riescono persino

a commuovere), e i buoni non sono

in fondo così puri di cuore.

Mettiamoci pure media assetati di notizie ad effetto, telepredicatori ipocriti, spietati cacciatori di taglie,

gestori di bordelli, beceri venditori

di polli (sì, avete letto bene...)

e otterremo un quadro sociale tutt'altro

che positivo.

Ecco perché alla fine tutto sommato i tre Firefly entrano nel cuore

dello spettatore riscuotendo simpatia.


Ma è ancora qualcos'altro che contribuisce a rendere questo film "epico": le ambientazioni e la colonna sonora. Deserto, polvere e sudore.

Un viaggio on the road lungo l'arida provincia americana. Fattorie isolate, motel persi nel deserto, squallidi bordelli.


Rob Zombie mescola efficacemente l'horror con il western (omaggiando i classici americani - su tutti Il mucchio selvaggio di Peckimpah - ma anche riprendendo le inquadrature tipiche degli spaghetti-western nostrani), riuscendo a risvegliare nello spettatore quel sentimento di nostalgia per quel genere tanto amato che oggi non c'è più. Tutto condito da musiche splendide perfettamente funzionali alla svolgimento del film: la canzone

che accompagna gli ultimi cinque minuti di film (Freee Bird

dei Lynyrd Skybird) sembra scritta apposta per la scena finale... indimenticabile.
La colonna sonora è a dir poco da urlo.


Ma epico e leggendario è soprattutto

il finale: non posso svelarlo, mi limito

a dire che è uno dei finali più emozionanti che mi sia capitato di vedere in un film.
E non sto esagerando.

Dopo gli ultimi meravigliosi cinque minuti si rimane consapevoli di avere assistito ad un film decisamente superiore alla media, un po' horror (piuttosto violento, abbastanza cattivo, forse non consigliabile a tutti gli spettatori, sicuramente niente

di insostenibile per chi dell'horror

è appassionato), un po' western,

un po' road movie e, ripeto, si prova sempre più affetto verso

quei tre pazzi, tanto che ci si augura di rivederli al più presto al cinema.


Così non sarà, per fortuna.
Dico per fortuna perché mi sembra giusto

che l'avventura della famiglia Firefly finisca qui: meglio evitare inutili sequel con il rischio

di rovinare la fama e il carisma di questi tre folli

e allo stesso tempo splendidi personaggi.



Voto Finale: 10 e lode



Scheda dell'IMDb

martedì 9 ottobre 2007

Recensione: Il Custode


Titolo originale: Mortuary


Genere: horror
(medio splatter)


Regista: Tobe Hooper


Stati Uniti 2005



Dopo la morte del marito la signora Doyle e i suoi due figli per iniziare una nuova vita si trasferiscono in una nuova città. Qui intraprende un'attività di pompe funebri, ignara del fatto che il terreno

sul quale abita e lavora sia maledetto...





Ero ottimista ed entusiasta circa il ritorno

di Tobe Hooper al cinema. Il trailer de Il Custode

mi incuriosiva parecchio. Purtroppo però le opinioni sul film di esperti del genere e non erano tutt'altro che positive.
Ora che l'ho visto, posso (a malincuore) avallare queste critiche.

Come definire questo film? Se ho definito Hostel una "bambinata", mi viene da dire che Il Custode è un film stupido,

ma stupido forte. Perché? La lista dei difetti é lunga.

Innanzitutto i protagonisti. Una vedova

con due figli, che punta a rifarsi una vita, difficilmente acquista un'azienda di pompe funebri. Maneggiare i cadaveri non è un lavoro per tutti. Soprattutto se questa,

per i suoi primi lavori, deve imparare da un libro che legge durante i suoi "interventi"

(forse il manuale dell'imbalsamatore?) perché non sa da dove iniziare:

potete immaginare le comiche conseguenze...

Poi c'è quel protagonista che ride sempre, quello che (se non ricordo male) le ha venduto la casa: ma cos'ha da ridere? E' uno dei personaggi più inutili, stupidi ed irritanti della storia del cinema.

Già dall'inizio del film Hooper mira

a spaventare lo spettatore.

Ecco il difetto principale: vorrebbe, ma non ci riesce. Un po' come un comico che vuole far ridere a tutti

i costi gli spettatori, ma non ne è capace. L'effetto è mortificante.

La tensione non cresce mai anzi,

non la avvertiamo proprio. Senza essere un veggente, già dopo i primi

minuti mi sono reso conto di avere a che fare con un film molto brutto.

La storia del freak maltrattato dai genitori sembrava fino interessante... ma Tobe sbaglia tutto, perché inserisce nel film una serie di cliché del genere: diciamo pure che la trovata dell'alga resuscita-morti è perlomeno discutibile (detto tra noi, una boiata pazzesca), i morti che si risvegliano più che spaventare fanno ridere, gli inseguimenti finali sono confusionari e ridicoli, per non parlare della trovata del sale che è in grado di sconfiggere gli zombi.
Immaginatevi una scena nella quale una persona, che si trova di fronte

uno zombi, gli rovescia addosso una confezione di sale e questo si scioglie.

Per gli appassionati di horror questa è un trovata (credo, per fortuna)

mai vista prima d'ora, e già questa basta da sola a fare di questo film

un capolavoro del TRASH.


Mettiamoci un finale patetico, e il più è fatto.

Cosa salvo di questo film? Davvero poco.

Probabilmente gli attori giovani: bravo i protagonista

nel ruolo del ragazzo un po' sfigato alle prese

con una nuova vita, e abbastanza simpatici i suoi amici.
Ma di questa (evitabilissima) opera di Hooper c'è davvero poco da salvare, credetemi.

Se magari non lo conoscete, e pensate

che Tobe Hooper sia un pistola qualunque,

vi sbagliate. Questo é uno dei registi che spopolava (meritatamente) negli anni 70-80, con pellicole di culto quali Non aprite quella porta, Quel motel vicino

alla palude e Poltergeist.


Se penso a questo film e agli ultimi lavori (Red Eye, Breed, Cursed per fare qualche nome) diretti

e prodotti dal suo collega Wes Craven (Quella casa

a sinistra, Le colline hanno gli occhi,

Nightmare, Scream), anch'egli regista di culto oggi un po' appannato, mi viene da pensare

che è meglio che lascino il posto ai registi emergenti dell'horror del nuovo millennio (anche se questi ultimi si ispirano proprio ai registi degli anni ‘70-‘80...).

Certamente questi bravi registi rischiano,

con queste opere mediocri (a dir poco), di rovinare l'ottima reputazione meritatamente conquistata

sul campo. E' meglio che prima di passare alla regia

ci pensino bene almeno due volte...


Voto Finale: 3

Scheda dell'IMDb